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Kid Yugi - I Nomi del Diavolo: Analisi del Concept e Riferimenti | BLB

Kid Yugi - I Nomi del Diavolo: Analisi del Concept e Riferimenti | BLB

21 febbraio 2026

21 febbraio 2026

  • Federico Bove

  • Federico Bove

Incipit

In una scena sempre più arida di nuovi rapper dal calibro artistico elevato, quella del periodo 2022/23, è emersa una figura artistica unica: si tratta di Kid Yugi, nome d'arte di Francesco Stasi. Oltre alla rinomata qualità, o meglio retorica culturale, dei suoi testi, può saltare subito all'occhio, in particolare nei suoi ultimi due progetti ufficiali, la caratteristica di mantenere uno specifico filo conduttore che leghi assieme la totalità delle tracce contenute nel progetto stesso, creando così una forte identità concettuale

Sebbene altri rapper siano ricorsi a questa pratica anche in altre circostanze, per esempio con Effetto Notte di Emis Killa, parzialmente con La Divina Commedia di Tedua o con Anche Gli Eroi Muoiono dello stesso Yugi, l'usanza di ricorrere ad un espediente esterno per unire un insieme di tracce, collegandoli ad un unico concetto, è un'operazione complessa. Difatti, per quanto riguarda il primo esempio citato, quello di Killa lo considererei più una cornice estetica: ha sì assegnato ad ogni traccia il nome di una pellicola che lo ha ispirato o che, per vari motivi, può ricordare atmosfere o argomenti del brano, ma il collegamento non è sempre intuibile, risultando talvolta arbitrario.

Parlerò di Kid Yugi e di I Nomi Del Diavolo proprio perché l'artista, tramite tale scelta stilistica, ha concepito un nuovo modo di intendere gli album usando questo artificio come struttura concettuale. L'abilità più sorprendente, però, è quella di non unire in maniera sterile i concetti al fil rouge che in seguito verrà spiegato, ma è averlo fatto tramite decine di riferimenti al nostro patrimonio storico, culturale, folkloristico e popolare.

Se da un primo approccio alla musica di Yugi ciò può sembrare un particolare secondario, la capacità di convertire un'emozione o una nozione in un espediente nominativo è non solo molto apprezzabile, ma denota ulteriormente l'impegno dell'artista pugliese nella cura maniacale del proprio catalogo e nel mantenere uno stile unico strettamente legato alla cultura. La creazione di album coesi e organici a livello strutturale, i cosiddetti concept album, permette agli artisti di mettere un marchio sul loro percorso musicale, un segno che non passa col trascorrere del tempo e che identifica scelte artistiche che divergono dai trend relativi al periodo di uscita. Ciò risulta fuori dall'ordinario, proprio perché nonostante INDD sia uscito nel pieno della viralità dell'artista, l'hype costruito attorno al disco non è derivato da marchette quanto dalle aspettative artistiche, anche grazie ai singoli pre-lancio. Se da un lato alcune scelte organiche quali le collaborazioni sono state influenzate dalla dinamica editoriale, lo stesso non si può dire per il concept, sicuramente frutto di studio e soprattutto di ingegno. 

Detto ciò, inizierei con l'analisi del disco protagonista dell'articolo, in cui l'artista assegna ad ogni traccia un nome con cui le persone, a seconda della circostanza culturale, referenziale o di quotidianità, si riferiscono al diavolo, spesso inteso come male. Nel compiere questo percorso, il rapper si improvvisa strumento dell'iniquità stessa, ma le realtà che porta alla luce sono decisamente più profonde di un modesto elenco di nomi.

La copertina di I nomi del diavolo, secondo album di Kid Yugi, datato 2024


L'anticristo

'Che cosa sei?
Io ho tanti di quei nomi
Il diavolo?
Chiamami papà'

L’introduzione del primo album da vip della scena rap di Yugi, che ne ha sancito la consacrazione, è L'Anticristo. Il pezzo si apre con una citazione al celebre film L'avvocato del diavolo, in cui Al Pacino è nei panni di John Milton, capo di uno studio legale e omonimo dell'autore inglese noto per aver scritto il poema Paradise Lost. Nel film, è proprio John, rivelatosi essere Satana in persona, a volere che il protagonista, svelatosi suo figlio, concepisca l'Anticristo. Questa figura, che si oppone al Messia, è nella cultura cristiana suo antagonista e strumento di Satana nella corruzione dell'umanità.

Lo stesso Paradise Lost narra della caduta di Lucifero negli inferi e di come abbia preso il potere nell'Abisso, glorificandone gesta e personalità ma al contempo incentrandosi soprattutto sulla sua decadenza morale. Satana è descritto da Milton come una figura affascinante, un eroe tragico che preferisce regnare all’Inferno piuttosto che servire il Paradiso, proprio come il nostro artista preferisce perseverare e dominare il proprio stile piuttosto che servire un’industria da cui sarebbe escluso per la troppa crudezza. Questo proemio citazionale è solo il primo dei diversi espedienti artistici utilizzati per introdurre la moltitudine di nomi riferibili a Satana, ed è per questo che un appellativo intimo come papà risulta da subito significativo.

Subito dopo inizia la vera e propria strofa del rapper: è qui che, grazie all'uso di termini dispregiativi per descrivere il proprio passato, le proprie abitudini e il proprio modus operandi, Yugi si convince di essere l'Anticristo della scena: venuto in terra, con la release dell'album, per scatenare l'inferno; una tangibile figura antieroica con l'obiettivo hip-hop di denunciare tale negatività. Si può interpretare questa dinamica come una presa di posizione di Yugi: l'artista vuole far sapere alla platea che è lui la forza demoniaca e ultraterrena che riuscirà a provocare un terremoto nelle classifiche dell'angelica musica pop. D'altro canto, potrebbe essere un semplice monito agli altri artisti del panorama rap: un avversario agguerrito e pronto a scardinare qualsiasi morale è appena approdato nel game.

Questa scelta artistica ha fatto centro: Yugi ha scelto di citare il film per eccellenza in cui il diavolo non è un mero personaggio mitologico o religioso, ma una persona in carne ed ossa, in mezzo a noi, pronto per agire contro la giustizia tramite l'esortazione a commettere comportamenti peccaminosi per la morale comune. Yugi grida che l'Anticristo è tornato: è tra noi e non è astratto, è invece parte fondante di chiunque abbia visto il male sulla propria pelle.

Non ultimo per importanza, è doveroso citare anche Der Antichrist (L’Anticristo) di Friedrich Nietzsche, un’opera filosofica di critica ai deboli valori cristiani, che hanno favorito un’umanità caratterizzata dalla mediocrità, e di inclinazione verso altre forze meno umili: è forse lo stesso messaggio che Yugi vuole trasmettere con i propri testi, in cui spesso di critica fino a trovare una versione più propulsiva di sé stesso.

L'anticristo, consigliato dal Diavolo, che parla al popolo in un dipinto di Luca Signorelli


Capra a tre teste

Come secondo brano del progetto troviamo Capra a Tre Teste: un gagliardo e sagace doppio senso che gioca sul termine americano, ormai diffuso, GOAT (greatest of all time) e su capra intesa come animale esoterico riferibile alla figura di Satana. È proprio qui che risiede il raccordo con il concept: i tre artisti (Kid Yugi, Tony Boy e Artie 5ive), uniti dai loro peccati ma di personalità diverse, sono tre volti differenti del diavolo; tutti e tre, per motivi diversi, hanno agito per conto del male. Yugi, però, afferma anche che i tre sono i migliori artisti di sempre, in quanto meritevoli della nomea di GOAT.

L'associazione tra Satana e il caprone ha origini sia religiose che sociali: il loro ruolo di animali testardi e più difficilmente addomesticabili, al contrario delle pecore, ha fornito loro un alone di negatività in epoche più buie. Dal lato religioso, il loro alone negativo è ampliato dalle fattezze di Baphomet, dio pagano dal capo di caprone spesso associato a Satana; oggi non è raro trovare immagini di pentacoli con il volto di capra nel mezzo: è proprio Baphomet, diventato ormai icona satanista. Per lo stesso motivo, in più opere di intrattenimento Satana si manifesta sulla terra sotto sembianze di Caprone, come nell'horror storico The Witch. Oltre al riferimento al mondo animale e a quello esoterico, è certamente presente anche uno culturale: è infatti Dante, lungo il suo cammino attraverso gli inferi narrato nella Commedia, a dipingere Satana (XXXIV Canto) come un mostro con tre facce, opposto alla Trinità. Il numero tre è presente anche altrove: al centro della Terra, mastica eternamente i tre traditori Giuda, Bruto e Cassio.

All'interno del testo del brano troviamo altresì diverse citazioni all'ambito religioso, tutte con un sottile accenno al male che prende forma nell'uomo:

'il mio angelo custode mi ha appena detto addio'

'Tony, Yugi, Artie, faccio un crocifisso nuovo'

'Il diavolo non veste Prada perché ha diversi outfit'

Per poi concludere la canzone con un altro, goliardico, doppio senso, in cui Artie 5ive dice:

'Non finirà oggi la mia stagione in God Mode'

Per un verso l'artista vuole comunicarci che la sua stagione da GOAT durerà ancora a lungo, ma dall'altro lo fa opponendosi alla premessa iniziale di essere una faccia del diavolo, in quanto crea una sorta di antitesi religiosa usando il termine videoludico God Mode per indicare l'invincibilità.

Rappresentazione del Lucifero dantesco con tre volti, intento a masticare i tre traditori


Eva

Il terzo brano è Eva. Il titolo riprende il nome della prima peccatrice, di colei che si è per prima fatta tentare dal diavolo e opposta a Dio, secondo la Genesi biblica. L'artista è innamorato di questa donna di nome Eva e ne sente la mancanza: Yugi veste i panni di un moderno Adamo, in quanto la mela descritta nel ritornello non sarebbe stata davvero mangiata da lei ma sarebbe un espediente narrativo per riferirsi all'abbandono della donna al peccato:

'non ci parliamo più da quando hai preso la mela, io ti ho dato le spalle, mi hai pugnalato alla schiena'

Il peccato in questione sembra essere un tradimento, giacché Yugi lamenta di essere stato colpito alle spalle. L'artista poi canta di non vederla da un'era: la donna è stata cacciata dalla sua vita, a causa di questo affronto, come Eva fu cacciata dall'Eden a seguito della sua disobbedienza e infedeltà a Dio, come narrato dal già citato Paradise Lost. L'ipotesi di tradimento è supportata da una precisa barra di Yugi:

'per te cammino sul fuoco, attraverso la bufera'

Questa citazione, di non immediata lettura, si riferisce all'inferno dantesco e ci comunica che Yugi è disposto anche ad addentrarsi nel secondo cerchio, quello dei lussuriosi, pur di riottenere la sua amata. La bufera, infatti, caratterizza il contrappasso di coloro che hanno preferito il caos carnale all'ordine morale, come enunciato nel V Canto, quello di coloro che la ragion sommettono al talento.

Nel corso dei versi il rapper matura un pensiero sempre più critico e di odio piuttosto che di nostalgia verso Eva; la prima strofa termina con il verso:

'sei solamente un imbroglio, sei tutto il male del mondo'

Il rapper sta affermando nuovamente che il diavolo non è astratto, ma si incarna nei torti operati dalle persone vicino a noi; risiede nei nostri comportamenti, nelle nostre decisioni, nelle nostre priorità e nella nostra moralità. Il caso discusso da Yugi, dunque, riguarda in realtà la fallacia della stessa psicologia umana: è cosciente di provare amore per il male, ma non riesce a farne a meno. Coerentemente, nella strofa di Tedua l'artista genovese dipinge una chiara immagine per comunicare questo controsenso: Eva è come un parassita all'interno della mela, metafora del cuore, in cui la donna è considerata un virus maligno che consuma l'uomo da dentro; un male profondo.

Infine, risulta interessante anche l’esordio del ritornello, in cui Yugi rima:

‘è la mia ultima cena al lume di candela’

L'artista paragona un evento di quotidianità, come l’ultima possibilità di avere un confronto con la sua donna, con una circostanza religiosa ben nota, quella dell’Ultima Cena di Cristo. Pare quasi che l'artista stia dicendo che, se la donna rifiutasse l'invito, anch'egli si abbandonerebbe al male, rendendo quella la sua personale Ultima Cena. Come ultimo dettaglio, collegando questa dinamica all'ipotesi del tradimento, potremmo far collimare le figure di Eva e quella di Giuda Iscariota.

Eva coglie la mela nell'Eden in un dipinto di Peter Paul Rubens


Servizio

Il quarto nome del diavolo è il servizio, inteso con ogni probabilità come spaccio di sostanze, focalizzandosi sul male intrinseco emergente. Servire sostanze degradanti a un individuo rende la vendita una moderna forma di patto diabolico, in cui entrambe le parti sanno di star compiendo del male, chi verso sé stesso, commettendo un peccato, chi verso altri, promuovendo apatia verso il bene del prossimo.

È probabile che tra i riferimenti culturali di Yugi figuri anche Goethe (come deducibile dal suo brano Sturm und Drang in The Globe), che con il celebre dramma Faust coprì già nell’Ottocento il tema del patto col diavolo, nel suo testo Mefistofele. Così si svolge la trama: il medico e teologo dottor Faust viene visitato dal sopracitato demone, che gli propone un patto, da firmare col sangue, tramite cui il dottore potrà finalmente godersi le gioie della vita, soverchiando le sue frustrazioni pessimistiche, ma al costo di essere eternamente dannato. Finalmente, Faust non si accontenta mai realmente dei vizi concessi da Mefistofele, e riesce a salvare la propria anima grazie al suo tendere verso l’infinito a livello umano e conoscitivo. L'accostamento a questa opera sembra essere confermato dalla fame di conoscenza che trapela dai testi del rapper, convalidando il suo cedimento al male ma sotto un velo di controllo finalizzato alla ricerca del sapere.

Interessanti sono i versi, sempre ben contestualizzati:

'hai toccato il fondo ma è solo l'inizio

mille cristiani c'hanno quel vizio

non voglio finire a zero sul precipizio

qui non arriva Dio, ma grazie a Dio conosco un tizio'

Pur sembrando superficialmente ordinaria, questa porzione di ritornello è costruita in modo figurativamente impeccabile: Yugi ci dice che sono moltissimi i cristiani, individui che dunque si professano puri, che continuano però imperterriti a cadere nel vizio. Riesce a celare questo significato grazie al doppio senso di cristiano, spesso inteso come persona in difficoltà e dunque più incline al vizio.

Il ritornello prosegue, con una certa ironia, con Yugi che ci confida che Dio non ha occhi su dove si svolgono i servizi, ma al contempo è proprio grazie a Dio, ossia alla sorte, se conosce chi svolge queste mansioni. Dio non osserva i meandri oscuri delle vie, e non è una semplice critica anti-religiosa, è una vera e propria critica sociale: il servizio accade al di fuori dallo sguardo di tutti, ignorato da chi non fa parte del giro. Gli esterni non provano interesse né tentano un aiuto: chi spaccia o si droga, è lasciato solo, come è lasciato solo da Dio.

Torna allora presente il concetto che sempre più risulta essere il perno del disco, ossia che tutte le persona, a loro modo, sono il diavolo per qualcuno, anche involontariamente; concetto ben noto al filosofo Jean-Paul Sartre, tra l'altro citato in seguito in Anche Gli Eroi Muoiono (Gilgamesh). Egli predicava, nella sua celebre opera teatrale A porte chiuse

'L'enfer, c'est les autres' (l'inferno sono gli altri)

Credo sia allora doveroso approfondire questo concetto: per Sartre, è il giudizio delle altre persone la fonte dei nostri mali, nello specifico il loro sguardo. Non c'è libertà finché esiste il giudizio altrui, che è però insito e intrinseco nell'essere umano. Per gli altri non siamo mai ciò che pensiamo noi di essere, siamo sempre e solo la loro versione, in base alle circostanze e alla loro visione. Il dramma nasce dal fatto che senza gli altri, senza il loro sguardo, noi non avremmo la possibilità di esistere, perché non ci sarebbe nessuno a confermare il nostro essere. Il male sono gli altri, ma noi non esistiamo senza gli altri: nella dottrina di Sartre, non esistiamo senza il male. È qui che si inserisce la poetica di Kid Yugi, cosciente del fatto che tutti, anche indirettamente, commettiamo del male e siamo il diavolo per qualcuno: chi con tradimenti, chi con i servizi, chi per vizio, chi per natura. Yugi è cosciente di essere tra costoro, e per questo può narrarlo.

Ironia in chiusura, una delle ultime barre di Papa V è:

'Gesù Cristo appeso sopra la mia collana'

Che sia un semplice sfoggio oppure una metafora per dire che Dio, come detto prima, vede anche il marcio ma non agisce, rimane un ulteriore rimando alla religione. Se così fosse (anche se non credo sia l'intento del cantante in questione), ciò rimarcherebbe un'idea di nichilismo rispetto ai valori classici in conseguenza al fallimento morale degli idoli religiosi.

Foto di Jean-Paul Sartre, vincitore di un premio Nobel


Il signore delle Mosche

Il titolo del quinto brano riprende l'omonimo e celebre romanzo di Golding, che a sua volta risulta essere la traduzione dall'ebraico del termine Belzebù, appellativo noto per indicare diavolo e spesso coincidente con Satana. Il romanzo dello scrittore britannico lascia un insegnamento semplice quanto strabiliante: se un gruppo di ragazzini ben educati viene lasciato allo sbando, in mezzo al nulla e sotto nessuna autorità superiore, ben presto le buone maniere lasceranno spazio agli istinti più primitivi, dominanti e iniqui della razza umana. Il contesto può essere riassunto con una frase chiave della narrazione:

'Man produces evil as a bee produces honey' (l'uomo produce il male come le api il miele)

I ragazzi del racconto dimostrano, come a supporto di una sorta di tesi antropologica, qual è la vera natura umana. Emergono infatti più parallelismi con il concetto di homo homini lupus, originario dell'autore romano Plauto ma reso noto dal pensatore inglese Hobbes, in particolare nell'opera di filosofia politica Leviatano. Caso vuole che la figura stesso del Leviatano, nel contesto biblico ebraico, sia un'altra forma demoniaca, quella di serpente marino. L'uomo, sotto questa prospettiva, può vivere una vita gratificante e pacifica solo sottostando ad un'autorità stabile, in quanto l'istinto primordiale umano sarebbe distruttivo verso i nostri pari.

Dunque, anche solo tramite un titolo Yugi ci comunica uno sviluppo del pensiero presentato fino a quel momento: non solo siamo circondati da persone che per noi sono il male, ma lo sono per natura e non solo per scelta. Si incomincia a intravedere un'essenziale presa di coscienza da parte dell'autore: nel disco sarà lui l'Anticristo, ma domani sarà qualcun altro a produrre il male.

La perla culturale della traccia non tarda a farsi aspettare, trovandosi proprio all'esordio della prima strofa: l'artista affianca la sua gang (3P) al cabalismo, ossia alle dottrine legate all'interpretazione dei testi ebraici come la Torah dove, per l'appunto, emergono figure come Belzebù, Adamo e Mosè. Un altro riferimento all'ebraismo è il kosher, cibo conforme alle regole della Torah, e la Shoah (qui Olocausto, censurato). Affianco al cabalismo osserviamo il nome del Golden Dawn, società segreta esoterica fondata proprio sulla Qabalah (da cui cabalismo), fondata a fine Ottocento a Londra e diventata nota per la sua influenza e enigmaticità.

Molto interessante ai fini interpretativi è la frase:

‘il tuo corpo soffre, coagula poi solve’

Coagula e solve, traduzione dal latino Solve et coagula, è un’espressione nota nel campo dell’alchimia e nel culto del già citato Baphomet, tanto che l’idolo viene talvolta accompagnato dalla locuzione. In ambito spirituale, la frase ha significato di dissolvenza seguita dalla rinascita dell’Io, convertendo il proprio spirito alla purezza. Tuttavia, Kid qui inverte i termini: i corpi dei suoi avversari culminano nella morte fisica a seguito delle ferite, e non il contrario come da prassi.

Emergono inoltre ulteriori accenni all'ambiente satanista:

'Kid fot*uto Yugi, il nuovo Andrea Volpe'

Il rapper si immedesima qui in una figura di spicco per la cronaca italiana: Andrea Volpe è stato uno dei più noti partecipanti alle Bestie di Satana, gruppo satanista lombardo riconosciuto per la sua crudezza e per aver commesso una serie di omicidi sia su membri del gruppo, sia su alcuni esterni. D’altronde, il male sotto le vesti di serial killer è richiamato alcune barre prima tramite il nome di Pacciani, il cosiddetto Mostro di Firenze.

In ultima istanza, Yugi si identifica nuovamente con il male, come fatto nel primo pezzo:

'Il diavolo riemerge, suonano le trombe'

Con un ennesimo richiamo biblico, nello specifico nell’Apocalisse di Giovanni, Yugi chiude la traccia: secondo le sacre scritture, quando suoneranno le Sette Trombe dell’Apocalisse, a seguito dell’apertura del settimo sigillo, il giudizio Universale si riverserà sulla Terra, culminando con la proclamazione del regno di Dio: questo concetto ribadisce nuovamente la posizione di distruttore nelle veci di Anticristo di Yugi.

Scena del film Il signore delle Mosche del 1963


Lilith

La sesta traccia del disco si contrappone alla terza, Eva. Difatti, secondo la cultura ebraica, la donna nata dalla costola di Adamo non fu sua prima moglie, contrariamente a quanto si crede, bensì la seconda. Il primo amore di Adamo sarebbe infatti stato Lilith, che però scelse di opporsi alle regole di Dio, abbandonando l'Eden e Adamo. A causa del rifiuto all'ubbidienza divina, nel corso del tempo è stata riconosciuta dalla cultura come demone e spirito notturno disturbante e nefasto. Queste supposizioni culturali sono supportate anche dai continui riferimenti dell'artista a spiriti e streghe. Per il medesimo motivo, in compenso, è passata alla storia anche come icona femminista, in ribellione all’autorità maschile.

Nel testo, Yugi, sempre come personificazione di Adamo, affronta un amore distruttivo e turbolento con la donna, in un contesto in cui entrambi si vogliono ma non riescono a vivere pacificamente la relazione. Tra i due amori narrati da Yugi, questo è sicuramente quello in cui i due si pareggiano maggiormente.

Alcuni riferimenti al ruolo infernale della figura li troviamo nelle barre:

‘l’affetto di Misery, le fiamme degli inferi’

‘una sola anima in pena, cambiano le confezioni’

Le anime in pena, come descritto dallo stesso Dante, caratterizzano i diversi gironi degli inferi. Diversi di questi sono contraddistinti anche da fuochi che tormentano i condannati, come i simoniaci o i sodomiti.


Nemico

Nemico, in collaborazione con Ernia, risulta, al contrario della precedente, una delle tracce meglio scritte e più mature dell'intero progetto. Il titolo va interpretato come un cambiamento di prospettiva, dato che ora il diavolo non è più qualcosa di esterno, riferibile ad un'altra persona, a un idolo religioso o ad una dinamica: il male risiede in noi stessi; per Yugi siamo noi il nostro diavolo. Analizzandolo, ho notato una forte correlazione con Il tuo diavolo dei Colle Der Fomento: anche in quel brano i tre artisti raccontano di come il loro io maligno influenzi le loro emozioni e di come ciò li consumi e espanda un alone di negatività nella loro vita. In questo magnifico pezzo di storia hip-hop, il diavolo viene metaforicamente fatto coincidere con l'istinto umano, quello che non si riesce a controllare: si torna dunque al discorso emerso con Golding e Hobbes.

'sempre, sempre con me, sempre contro di me'

Così Masito apre il brano citato, facendo emergere la dualità dell'animo umano nel necessitare e respingere pensieri e azioni naturali ma fuorvianti. Allo stesso modo, il brano di Yugi considera sé stessi come proprio Nemico: quando ci si oppone alla propria persona, ci si rifiuta, subentra uno stato depressivo.

È qui che si inserisce il tentativo dei due artisti di comprendere perché si sabotino da soli, nonostante i traguardi raggiunti: riescono a tratti a convivere con la depressione e comprenderla, quasi ad appagarla, in altri la vorrebbero allontanare con tutte le forze. Proprio per questo, la prima strofa contiene:

'tu sei mio nemico, il mio rivale, la mia nemesi'

Possiamo allora osservare un ulteriore parallelismo con un altro iconico brano conscious, Nemesi di Marracash con Blanco. In questa traccia il rapper siciliano lotta contro sé stesso, definisce il suo io come un sabotatore, arrivando persino a dire:

'non si odia mai davvero se non sé stessi'

Su questa dura sentenza, Marracash costruisce un testo nel ruolo persona che pare aver ormai superato il proprio ostacolo interno dopo averlo conosciuto fino a fondo, quasi a celebrare la sua rivincita sui propri istinti morali negativi. Di particolare considerazione è anche il finale del ritornello di Blanco:

'sono il contrario di te, siamo nati per esser nemici'

Oltre a chiudere il cerchio con Nemico, che dunque si pone sulla stessa linea di analisi di coscienza, ci comunica che, tenendo conto anche delle considerazioni precedenti, tutti noi possediamo un istinto primordiale e spesso diabolico che viene represso non solo per benestare sotto un'autorità superiore, ma anche per benessere personale di lungo termine. La soppressione del male ci rende diversi dagli animali e capaci di definire una società, ma nel farlo ci si oppone allo stato di natura umana: questo enorme paradosso, sollecitato nel tempo, frantuma la nostra psiche. Come ci tiene a porre in questione Marra, da ciò emerge un chiaro interrogativo sulla libertà personale. È allora doveroso chiudere questa digressione con la frase di Danno, sempre da Il tuo diavolo:

'mi dice scappa e poi mi spinge a costruire la mia prigione'

Passando al testo, è essenziale nel contesto dell'album l'opening della strofa di Ernia:

'l'odio plasma l'uomo come Dio fece all'argilla

Così simile a sé stesso che dovette maledirla'

Qui vanno fatti i complimenti a Matteo: questa similitudine psicologico-religiosa è figlia di una penna sopraffina. Ernia infatti mette a confronto due dinamiche: la prima è quella ritratta dalla Genesi, in cui Dio crea l'uomo dall'argilla a sua immagine e somiglianza, salvo poi maledirlo in quanto disobbediente al suo stesso creatore, la seconda è quella dell'uomo che crescendo, vivendo traumi, osservando ingiustizie e provando invidie crea dentro sé stesso l'odio, che riconosce coincidere in parte della sua personalità ma anche essere la sua faccia malvagia, che quindi maledice e ripudia. Questo concetto credo possa essere spiegato in modo ancora più dinamico con la visione di Hubert in La Haine (L'Odio), pellicola cult francese.

Altrettanto spettacolare è il verso:

'senza di me tu non esisti, senza te sono poltiglia'

Ernia aggiunge che il nostro lato peggiore è solo frutto nostro, lo abbiamo inevitabilmente forgiato tramite il nostro pensiero e ciò che ci ha logorato. Noi, però, senza di esso non sapremmo come reagire alle situazioni in cui con questo lato, come esposto in precedenza, bisogna conviverci per necessità. È allora qui che sorge una nuova verità: il diavolo dentro di noi, il nostro fardello, è solo in parte insito dentro di noi, venendo nel tempo rimodellato a seconda di ciò che viviamo.

L'ultima perla di Ernia è nella strofa:

'nelle tue vene scorre solo fango, sei un Caino

un fratello fratricida'

Con un ulteriore richiamo alla Genesi, l'artista milanese paragona il proprio io negativo a Caino, figlio di Adamo ed Eva e fratello di Abele, che uccise per invidia, diventando il primo uomo a commettere omicidio. Metaforicamente, ciò significa che Ernia viene ancora spesso soggiogato dal suo diavolo, venendo ucciso dentro e paralizzato dalla sua stessa negatività.

L’ultimo riferimento al filo rosso può essere interpretato a inizio ritornello:

‘si fanno abissi i tombini’

Che sia una metafora puramente visiva o un riferimento culturale, Abisso è il termine biblico per indicare gli inferi. Se così fosse, Ernia vuole dirci che in città, ove possiamo trovare una moltitudine di tombini, vi sono altrettante vie per condannare la propria anima. Da notare che anche in Eva nella strofa di Tedua troviamo riferimenti al buio dell’abisso, rafforzando la tesi religiosa.


Denaro

Nell'ottavo passo verso la comprensione dell'immaginario dell'artista il riferimento al male salta subito all'occhio: tutti abbiamo sentito parlare di come la vita sia influenzata dal dio denaro, ma non tutti conoscono il detto cristiano il denaro è lo sterco del diavolo. Sempre in una specie di limbo tra dualismi retorici, la risposta di Yugi pare invece univoca, come confermerà anche la sua collaborazione con Paky in I soldi parlano, che recita il semplice ma autentico pensiero:

'i soldi parlano la stessa lingua del diavolo'

Le persone, sia in situazioni avvilenti che in circostanze avvolte dal lusso, tendono a compiere azioni disperate, spregevoli e inique al fine di qualche euro in più. Parlano lo stesso idioma: quello della corruzione morale e del potere in cambio di una fetta di onestà intellettuale. La risposta di Yugi è allora svelata: entrambi i punti di vista sono veritieri, in quanto il dio denaro è in realtà una visione diabolica stessa del denaro, poiché si pone esso al di sopra dell'etica, che sia religiosa o sociale. Da questo presupposto nasce il testo, un'esaltazione del soldo fine a sé stessa, in modo da conferirgli valore assoluto.

Prima di narrare di valute, Yugi decide di utilizzare un nuovo inserto cinematografico: si tratta di un campionamento del film Aguirre, furore di Dio. Film del 1972, ritenuto tra i più importanti di sempre, narra di un conquistatore, il protagonista Aguirre, affetto dal vizio capitale della superbia, caratteristica che porta alla sua follia e onnipotenza. L'inserto del brano, in cui Aguirre afferma di volere potere a scapito dei soldi, ne è la prova. Questo elemento aggiunge un ulteriore tassello: non solo il denaro è strumento del diavolo, ma qualsiasi strumento di superiorità verso i simili. In questo quadro, denaro è un titolo che richiama il male sotto forma di superbia, ritenuto il peccato più grave.

Analizzando le strofe, troviamo un verso che è per me la gemma culturale del disco, e che ne racchiude l'intero significato:

'vengo dal fuoco, io non vengo dall'argilla'

L'ingegno dietro questa frase è eccelso: Yugi si paragona al jinn islamico Iblis, incarnazione del male secondo il Corano, corrispettivo di Satana. I jinn, a differenza di umani e angeli, sono stati creati dal fuoco, e per questo Iblis si rifiuta di prostrarsi davanti ad Adamo, creato dall'argilla. Disobbediendo a Dio, cadde in disgrazia diventando la figura conosciuta oggi. Dunque, Yugi ribadisce la sua posizione di angelo decaduto in essere maligno, come fatto nella prima traccia con l'Anticristo.

Ma non finisce qui: i più attenti avranno capito che questo è un parallelismo con i suoi natali. Infatti, il rapper viene dal fuoco perché a Taranto, città in cui è nato, sorge l'ILVA, enorme complesso di fabbriche per la lavorazione dell'acciaio grazie all'uso di altiforni, impianti che tramite combustione (e dunque, fuoco) producono ghisa. In breve, Yugi ci dice che ha tutto questo male dentro anche perché viene da un posto in cui è il fuoco stesso, ossia l'ILVA, ad aver portato il male alle persone. Questo geniale verso completa un trittico religioso (ebraismo, cristianesimo, islam) di riferimenti da cui l'artista tarantino ha voluto attingere l'immagine del demonio.

Altro verso degno di spiegazione è:

‘tra l’uomo de Dio come Abraxas’

Abraxas è un dio pagano di origini persiane, controverso nel corso dei secoli a causa della sua doppia natura: la Chiesa lo considerava eretico e al pari di Satana, secondo altri culti era un Dio mediatore del mondo. È proprio in questo dualismo che si inserisce Yugi: lui risiede tra bene e male come Abraxas, perché è questa la natura dell’uomo secondo l'artista, come meglio comunicato nella traccia precedente. Come scriveva Carl Jung, Abraxas è verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra; proprio come le sfumature umane.

Scena del film Aguirre, furore di Dio


Yung 3p 4 e Terr1

Questi due pezzi, consecutivi nella tracklist, sono i due meno legati al concept: è probabilmente un momento di pausa intellettuale dell’autore per riproporre un ritorno alla realtà più crudo e meno studiato.

Se Yung 3p 4 è l'unico pezzo della scaletta sconnesso dal concept, Terr1 potrebbe riferirsi al male sotto la lente del pregiudizio: Yugi potrebbe voler intendere che, per diversi italiani, il termine terrone ha un significato dispregiativo e identificabile con il male dell'Italia. Se come concetto sociale risulta valido, purtroppo non trova sviluppo nel testo.


ILVA

Dell'ILVA ne abbiamo parlato precedentemente: Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria è un'azienda italiana per la produzione dell'acciaio, con sede principale nelle acciaierie di Taranto, il più grande stabilimento d'Europa (15 milioni di metri quadrati), e altre sedi in nord Italia. Con origini dei primi del Novecento, tra alti e bassi ha avuto un ruolo strategico essenziale nell'industria siderurgica italiana, tanto da passare da ferma azienda pubblica, anche sotto l'IRI, ad essere venduta a privati (tra cui i fratelli Riva) e rinnovata, fino ad oggi. Il suo alone negativo, però, deriva da aspetti ben altro che economici: le popolazioni locali sia dall'area tarantina che genovese hanno per decenni respirato aria inquinata e compromessa dalle attività industriali, portando a problemi ambientali, sociali e salutari.

Tali ventate inquinanti sono di colore rosso, perché colme di residui chimici:

'Si vede da lontano una nuvola tossica, una terra rossa e la mia gente che soffoca'

Come detto precedentemente, per Yugi questo è un nome del diavolo perché, per coloro che vengono da lì, è l'ILVA una delle cause dei propri malanni, tra disagio e malattie. Anche in questa circostanza pare che il denaro abbia avuto un peso maggiore rispetto ai fini morali che uno Stato dovrebbe mantenere verso i suoi cittadini, rimarcando quanto la lingua dei soldi sia corrotta. 

'Non so dove Dio sia se è ricoperto da diossina

Che a cercarlo in questo cielo ci ho perso qualche diottria'

Questa coppia di versi non è solo una bellissima assonanza, ma una splendida immagine di critica sociale. Yugi ci dice che per lui non c'è qualcuno sopra noi proprio perché un Dio buono non farebbe accadere ingiustizie simili, con un sottile riferimento al ruolo dello Stato. A livello figurativo, lui non vede più Dio in cielo, in quanto l'orizzonte è ricoperto dalla sola diossina, sostanza tossica emessa dalle acciaierie. Per l'artista, chi viene dalla sua zona non vedrà mai un Dio buono, ma solo il male. Scorgere Dio, ossia mantenere la fede, con un cielo così scuro e pieno di detriti, è un’opera che fa perdere quasi la vista (diottria): sembra quasi che l'artista sostenga bisogni essere accecati per trovare benevolenza in questa circostanza.

Complesso di fabbriche dell'ILVA di Taranto, Puglia


Paganini

Primo singolo di presentazione dell'album, Paganini è l'unico titolo direttamente collegabile alla figura del diavolo non tramite un'entità religiosa o culturale, ma attraverso una persona in carne ed ossa come noi, nonché italiana.

Niccolò Paganini, eccellente violinista italiano vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento, trascorse un’esistenza circondata dal mistero: questo elemento, unito alla sua grandezza musicale, ha creato un alone mistico attorno alla sua figura. Da violinista predestinato, ebbe a che fare con diverse sfortune fisiche legate a malattie giovanili, scatenando dicerie di ogni tipo per via dell'aspetto fisico emaciato, trasandato e inquietante, dal volto alle dita. Tra queste, la più celebre è quella del presunto patto col diavolo, con cui si è creato un legame per garantire al virtuoso violinista di essere il migliore di sempre. Nel mondo artistico, Paganini è dunque considerato uno dei volti del diavolo.

Chiamato violinista del diavolo, forse è proprio in lui che Yugi si rivede. Entrambi con un dono fuori dal comune, l'artista pugliese aggiusta la celebre risposta del musicista 'Paganini non ripete' con 'Un genio non ripete', come se lo stesso Yugi avesse firmato quel patto.

È però la terzina di versi a fine canzone a risultare estremamente interessante:

'Siamo luminari tra acidi e luciferini
Ci hai nominato sette volte, noi siamo appariti
I miei seguaci non hanno i miei poster, hanno i miei altarini'

Yugi qui afferma che lui e i suoi seguaci non sono né luciferini, ossia persone malvagie e dal comportamento demoniaco, né satanisti acidi, ossia individui che usano il satanismo come pretesto per compiere atti di violenza. Piuttosto essi sono dei luminari, ossia persone colte che hanno compreso come funzionano davvero le cose: la loro non è pura crudeltà o un cavillo, ma un veicolo per ribellarsi contro chi il male lo produce realmente. Yugi sente di poter essere il leader di questo movimento tramite la sua musica.

Inoltre, per richiamare questo culto di luminari satanici il rapper ammonisce di nominarli sette volte, come se fossero attratti da chi è sommerso nei vizi e abbia bisogno di trovare un nuovo leader spirituale che faccia dei sette peccati una leva. Chi lo segue, infatti, non lo ascolta come un mito pop con poster, ma con altarini che ne identificano la visione ideologica. Il tema dei sette peccati è trattato altrettanto bene nel film Seven, in cui è un uomo portatore di invidia a farsi, paradossalmente, strumento divino contro altri peccatori, anche per attirare l'attenzione sulla decadenza morale ormai tollerata.

Ritratto di Niccolò Paganini (1782-1840)


Ex angelo

Il nome della penultima traccia del progetto è un chiaro riferimento al ruolo di angelo perso da Lucifero, come narrato nei precedentemente citati Paradise Lost e Divina Commedia. La prima strofa vede Kid Yugi citare i propri comportamenti negativi e dannosi condannandoli, per poi prendere coscienza che lui, pur essendo un'anima buona, viene corrotto da tali vizi. Difatti, possiamo notare come nomini ben cinque peccati capitali, ossia accidia, gola, ira, invidia e avidità, e altri vizi umani, come omertà, infamità e iniquità. Curioso come abbia elencato esattamente i cinque vizi meno trattati nel corso del disco, in quanto lussuria e superbia hanno già avuto spazio in altre tracce; ciò a ribadire che l'artista si sente vittima di tutti i peccati della tradizione cristiana.

Tuttavia, la superbia viene ripresa nel ritornello del brano, quando Yugi parla di specchio di vanità: è un’evidente riferimento al fatto che Lucifero sia stato cacciato dal paradiso proprio peccando di Superbia. Specchio di vanità potrebbe essere un vero e proprio appellativo creato da Yugi per riferirsi allo stesso Lucifero, in quanto è l’esempio più celebre di vanità nella cultura religiosa.

La parte più interessante è però nel pre-ritornello, in cui Yugi crea una serie di rime e assonanze di carattere molto forte, tra riferimenti ecclesiastici, culturali e parallelismi con Lucifero:

'Da beatitudine a ingratitudine, la solitudine sul mio trono di lacrime
Le risa dei vincenti, il tormento delle anime
La speranza che accompagna dalla culla alla lapide
I mostri nascosti nell'abside
Mi toglierai tutto proprio quando sarò all'apice
La voglia di sembrare forte, il più forte
La consapevolezza di essere il più fragile'

Secondo la mia interpretazione, questa parte di testo è un'impersonificazione dell'artista in Lucifero deluso dalla provvidenza di Dio, incolpando la divinità che l'ha destinato a cadere nel baratro delle sofferenze e delle anime condannate. Lucifero si sente tradito dalla scelta di Dio, ritenendolo addirittura ingrato nell'avergli tolto tutto ciò che possedeva ed era. Con un ulteriore parallelismo, l'artista comprende la propria fragilità in una posizione secondaria come quella di Lucifero come re degli inferi e dei dannati, descritto come un trono circondato da lacrime, sia esterne che dello stesso ex angelo. 

Il verso più interessante credo sia i mostri nascosti nell’abside. L’abside è un luogo sacro della Chiesa, quello che sorge dietro l’altare e dove solitamente sono ritratte le figure più nobili e pure dell’universo cristiano. Con questa frase, il rapper dice che tanti di quei buoni volti, come per le persone fisiche, in realtà non meriterebbe di essere dipinti come benevoli e positivi, in quanto sono anch’essi mostri. D’altronde, lo stesso Lucifero era un angelo puro ma destinato ad essere ricordato come mostro.

Il celebre dipinto L'angelo caduto di Alexandre Cabanel, rappresentante Lucifero


Lucifero

L'ultima traccia, scritta come flusso di coscienza continuo e costruito in climax ascendente, mantiene il climax anche nella scelta del titolo, attraverso un percorso musicale nato con L'Anticristo, sviluppato tra peccati e peccatori e culminante in Lucifero. Inoltre, l'intera traccia è realizzata in assonanza, dall'inizio alla fine, sulle stesse due vocali; anche per questo la considero un capolavoro. L'analisi del testo deve essere eseguita in modo minuzioso per comprendere tutte le citazioni. La strofa apre così:

'dallo schifo, la prima stella del mattino'

Yugi introduce le origini di Lucifero: il nome, prima di diventare parte della teologia, era il modo in cui veniva chiamato il pianeta Venere al sorgere del sole, in quanto in tempi antichi non era chiaro che il luminoso corpo celeste fosse lo stesso che si osserva la notte. C'erano due nomi per indicare Venere: quello del corpo visibile all'aurora e quello al vespro. Lucifero era il nome del primo, e infatti ha il significato di 'portatore di luce'.

'Lucifero da piccolo, il principe il delfino'

Yugi addice al piccolo Lucifero, ossia quando era ancora angelo, gli epiteti di principe e di delfino. Infatti, secondo la Bibbia egli era non solo il più bello tra gli angeli, ma anche un principe. Invece, delfino è un termine che indica qualcuno pronto a ottenere ed ereditare una certa carica, in questo caso quella di Dio.

Segue una serie di barre in cui l'artista, in un parallelismo con Lucifero, espone una serie di constatazioni sul suo essere unico, ammettendo di essere sia apprezzato per questa caratteristica che incompreso e denigrato a causa del proprio status di figura ambigua. Ciò lo porta a farsi carico di problemi di fiducia in sé stesso, tanto da pensare di essere la sua stessa marionetta. Al contempo, però, questo scatena un forte sentimento di rivalsa:

'I peccati del santo, le virtù dell'assassino'

'Mi do del fallito mentre fuori gridano al prodigio'

'Calpesterò i miei nemici, li usеrò da trampolino'

'Mo che il modo in cui mi umilio è diventato proficuo'

'Il male che mi logora non può essere benigno'

Se già questi versi testimoniano le tensioni psicologiche di Yugi, il filone è completato da questa quartina unica:

'Però questa non è pelle, sono pezzi di un feticcio

Quando brancolo nel buio, reggimi se vacillo

Mosca bianca, piumaggio nero del cigno

Per quanto mi pulisco dentro di me c'è il maligno'

Yugi rimarca come il suo nome, e così quello di Lucifero, siano ormai solo un bersaglio, in quanto sono condannati a personaggi negativi a prescindere dalla loro ambizione. Come l’ex angelo, l’artista pugliese è una mosca bianca, ossia una persona dalle qualità uniche, ma al contempo un cigno nero, escluso dal gruppo per via della sua diversità (tra l’altro, coppia di metafore eccezionale). L’ultima barra, però, ci fa anche comprendere che per Yugi la natura umana è compromessa e la redenzione è un concetto puramente astratto.

La visione metaforica cessa nel momento in cui l'artista, con una splendida e lunga anafora, elenca tutti i motivi per cui non rappa, tra cui il denaro, il potere e addirittura il divismo. È come se, con queste barre, stesse cercando di redimersi da tutti i vizi che ha ammesso di possedere nelle barre e nei pezzi precedenti; una sorta di redenzione verbale. Tra le barre più iconiche, che chiudono il cerchio diabolico, troviamo:

'Non lo faccio per salvarvi, non sono di certo il tipo

Non penso di salvare me, non sono così cretino

Non voglio nessuna grazia, non anelo al paradiso'

Da queste barre risulta chiaro che psicologicamente Yugi ha realizzato di non poter annullare ciò che ha compiuto in passato. Ciò crea un effetto per cui, mano a mano che il climax ascende, si concludono alcuni presupposti: lui si rende sempre più conto di chi è, le sue parole pesano maggiormente e la sua mente si agita sempre più, fino ad accettare chi è in tutti i suoi difetti. Yugi non si salverà, ma sta testimoniando un'epifania che sconvolge la sua visione. La sua psiche si sta evolvendo e sta maturando l'idea che sia in Terra per compiere la missione di artista, esprimendosi senza secondi fini, nel bene e nel male. Non anela più al Paradiso, ovvero alla sua pace interiore: ha capito che oramai è irraggiungibile.

Per concludere l'analisi del disco, emergono due barre che consentono di giungere a constatazioni sul messaggio finale:

‘dell’ultima cena ci è rimasto l’appetito’

'quando un eroe cade, ci resta solo il mito’

'l'ombra di ciò che vivo, la biografia del cattivo'

Dell’Ultima Cena, ossia dei valori che ci ha lasciato Cristo, è rimasto solo l’appetito: nella nostra società, quella del consumo e nichilista, si sono del tutto persi i valori di bontà verso il prossimo e umiltà. Siamo invece arrivati al culmine della disapprovazione dei personaggi come Yugi o Lucifero: esseri costretti ingiustamente e forzatamente al male e in cerca di redenzione, ma che in realtà continuano a operarlo proprio a causa del giudizio altrui. Come detto nella barra, ormai rimane solo il mito delle persona, ovvero che ricordo ne ha la folla, e non i valori personali o le intenzioni.  È per questo che a quelli come Yugi è rimasto solo l’appetito: non possono più redimersi per buon senso, e allora spetta loro prendersi le cose con forza e fame. Una metafora che secondo me conclude in maniera egregia la serie di parallelismi con la figura biblica negativa per eccellenza, quella a cui Yugi è destinato: la storia di Lucifero è l’ombra di ciò che lui sta vivendo oggi.

Illustrazione di Gustave Doré del Lucifero di Paradiso Perduto


Conclusione

Arrivati a fine disco - seppur abbia tralasciato le tracce della deluxe Tutti i nomi del diavolo, espansione sicuramente interessante e cruciale per concludere una valutazione definitiva - ci appare un quadro crudo e alquanto pessimista, in cui l'autore utilizza il diavolo in chiave interpretativa per parlare di cosa sia il male tangibile per lui.

Risulta chiaro che questo non è un progetto scritto né per caso né perché venga dimenticato negli anni: Francesco ha voluto lasciare un macigno sulla retorica italiana e su come intendiamo oggi questo genere. Sebbene possa sembrare un lavoro esclusivamente culturale, quello di Yugi è stato anche altamente introspettivo, come dimostrato dall'analisi: la coesione dei due elementi ci dona un risultato che pochissimi altri dischi hanno avuto il coraggio e la capacità di proporre, ad esempio Noi, loro, gli altri o Soul of a Supertramp.

D’altronde, non sorprende che il rapper pugliese, nonostante la presenza da appena quattro anni sulla scena, sia considerato una delle penne migliori di questo genere: lo studio e il sapere dietro questo progetto è senza dubbio il sogno di molti rapper, ma il suo perno è che riesce ad unire questa caratteristica con la crudezza che ha reso famoso il Truceklan, il suono alle spalle di una scena moderna e un accento tipico che lo contraddistingue da qualunque altro big player. È soprattutto per questo motivo che oggi troviamo spesso Kid Yugi sia negli album dei nomi più in voga che in quelli dei veterani: la sua unicità.

Porterò presto anche un’analisi del suo terzo disco, Anche Gli Eroi Muoiono. Ringrazio inoltre della lettura: se avete notato un dettaglio errato, una mancanza o volete darmi un feedback, vi chiedo di scrivermi alla mail. Alla prossima!


Contenuti citati

Film:

  • L'avvocato del diavolo, T. Hackford, 1999
  • The Witch, R. Eggers, 2015
  • Aguirre, furore di Dio, W. Herzog, 1972
  • L'odio, M. Kassovitz, 1995
  • Seven, D. Fincher, 1995

Libri:

  • Paradiso perduto, J. Milton, 1667
  • L’Anticristo, Maledizione del Cristianesimo, F. Nietzsche, 1894
  • Commedia, D. Alighieri, 1472
  • Faust, J. W. Goethe, 1808
  • Leviatano, T. Hobbes, 1651
  • Il signore delle mosche, W. Golding, 1954
  • Torah (Genesi)
  • Corano
  • Bibbia
  • Sette Sermoni ai Morti, C.G. Jung, 1916

Canzoni:

  • Il tuo diavolo, Colle Der Fomento, 1999
  • Nemesi, Marracash, 2021
  • I soldi parlano, Paky, 2025
  • Sturm und Drang, Kid Yugi, 2022

Altre opere:

  • A porte chiuse, J. Sartre, 1944

Federico Bove

Federico Bove

Fondatore di BLB e studente magistrale di marketing, analizzo il mercato del rap tra dinamiche analitiche e sociali tramite una lente multidisciplinare. Disponibile per analisi e collaborazioni

Fondatore di BLB e studente magistrale, analizzo l'evoluzione del rap attraverso testi e dinamiche sociali

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