Incipit
Veniamo da anni di costante cambiamento nel panorama musicale, con affermazione ciclica di nuovi generi e artisti. Il rap fa capo a questa rapidità di ricambio generazionale e di ricalibrazione della direzione: basti pensare alla svolta presa con l’affermazione della trap nel 2016 o con i Players Club nel 2023, in cui giovani ventenni vedono realizzarsi i propri sogni in virtù della loro innovatività. Senza andare a sviscerare l’andamento complessivo del genere e delle relative direzioni artistiche/economiche, è bene tener presente che il genere è storicamente attraversato e interpretato da quattro tipologie di artisti: coloro che innovano, coloro che seguono il momento, coloro che si ancorano a stili più classici e, più importanti, coloro che possiedono uno stile talmente unico che attraversa il tempo. Se questi sono catalogabili come gli artisti che più permangono nell’evoluzione del genere, lasciando un segno, è pur vero che in analisi simili non sono da sottovalutare artisti che fanno parte delle altre tre categorie: insomma, racconterò del contesto artistico di ogni progetto che ritengo abbia lasciato qualcosa a questa generazione rap, lasciando per l’appunto una traccia della propria visione artistica.
Sguardo verso il passato
Gennaio apre l’anno hip-hop con almeno due uscite interessanti, tra cui quella di un veterano del primo mese del calendario: Guè.
L’artista classe ’80 completa una serie di uscite nel mese di Gennaio che dura da almeno tre anni, dall’uscita di Madreperla nel 2023. A proposito di questo progetto, le similitudini sono molteplici con Fastlife volume 5. Innanzitutto, entrambi i progetti puntano a rimettere in sesto la vena più classica del Guercio, allontanandolo da progetti precedenti più impegnati sotto il profilo commerciale: nel caso di FL5 parliamo di Tropico del Capricorno, album più criticato che elogiato per la scelta di soluzioni più pop. Al contrario, FL5 come Madreperla crea un immaginario attorno a delle produzioni completamente hip hop, condite da una precisa direzione artistica, che nel caso di FL5 concerne la creatività musicale di Cookin Soul, che si erge a vero protagonista dell’album. D’altronde, il miscuglio sonoro tra fantasia e lusso non poteva che essere vincente, tra pezzi come High X2, Cold e Last train 2 Shibuya. Grazie a diversi campionamenti azzeccati, a melodie uniche e accattivanti e a barre da veterano di Cosimo, il progetto che apre l’anno appare come il più lucido, sviluppato e completo della saga, delegando il peso ai successivi progetti di tenere il passo: pochi ci sono riusciti.

Altro progetto degno di nota di Gennaio è stato quello che ha unito due volti più radicali nel panorama rap: parliamo di Armani Doc al microfono e Bassi Maestro a orchestrare le melodie. Il rapper milanese sperimenta con un rap all’antica condito da produzioni molto orecchiabili gestite da un esperto del genere. L’album risulta un faro per coloro che possono non apprezzare svolte più moderne del genere.

Febbraio rappresenta un po’ il mese dei nostalgici: a fare da capolino alle uscite sono infatti presenti gli album di Danno e quello di Vacca e Inoki.
AKA Danno si tratta di un progetto solido, direttamente figlio di una vecchia generazione romana. Tuttavia, ho trovato una certa pigrizia a livello musicale: melodie e testi sono poco accattivanti e non in linea con i ritmi degli altri progetti odierni. Gli appassionati avranno comunque sicuramente gradito il ritorno di un veterano simile al microfono, dopo anni di ottime comparse da featuring.

Discorso opposto per Fondazione strada: il joint album del rapper bolognese per eccellenza e del veterano sardo riesce a brillare proprio grazie al dualismo artistico che i due hanno deciso di approcciare. Infatti, riescono a mantenere forti radici hip-hop in tutti i brani, pur implementando sonorità nuove e gradevoli. Molti pezzi presenti nel progetto sono unici e originali, oltre che ben rappati: un progetto che sicuramente merita un ascolto che ritengo essere un discreto joint album rispetto alla competizione. Inoltre, i due si dimostrano, a decenni dal loro debutto, ancora estremamente capaci di rappresentare il genere nelle sue virtù.

Nelle settimane successive vengono rilasciati almeno due progetti di puro rap degni di qualche parola: parliamo degli album di Axos e di Claver Gold. Il primo, Mitridate II, è una perla piuttosto nascosta per chi non gratta sotto la superficie: un insieme di pezzi che formano una tracklist creativa, ben pensata e rappata come si deve. Nel caso di Claver Gold, altro veterano del genere, risalta invece la scrittura intensa e originale. Purtroppo, però, lo stile piuttosto lento e obsoleto non mi ha fatto apprezzare pienamente il progetto.

Parlando di rap fatto per bene, è impossibile non includere l’album di Rancore, datato Aprile. Tarek da colorare è un balzo all’interno nella mente dell’artista, in tutta la sua creatività e personalità. La tracklist si impegna nello sviscerare problemi e contraddizioni nella società odierna, dal rapporto coi propri genitori alla propria funzione sociale nel Bel Paese. Se ad un livello di scrittura estremamente alto si aggiungono le doti metriche e melodiche di Tarek, otteniamo un risultato che eccelle sotto ogni punto di vista, regalandoci uno di quei dischi definibili come gioielli del genere. Un disco tanto originale quanto ben scritto: l’ennesimo tassello di piombo nell’evoluzione artistica di questa eccellenza hip-hop.

Vorrei parlare anche di tre dischi che per me hanno rappresentato molto bene la vecchia scuola, tutti e tre riferibili a Maggio. Il primo è quello di Astore, rapper underground con uno stile unico. La prima volta che ho ascoltato il suo progetto, One step forward, mi ha colpito il suo stile senza mezze misure: nei suoi testi, rappati con una certa bravura, scrive tutto ciò che la sua mente partorisce, azzerandone i filtri. Se c’è da criticare qualche situazione paradossale, che si tratti di problemi istituzionali o di personaggi pubblici, lo fa senza remore.

Il secondo è l’album postumo di Jesto. Se Justin ci ha fisicamente lasciati un anno fa, il suo lascito artistico è enorme: questo album ha il compito di portare un grande peso, e riesce ad adempiere nel migliore dei modi. Sulla linea di Samsara, il rapper sviluppa una dialettica quasi esoterica, in cui, quasi a preannunciare il suo futuro in un altro luogo, ci invita ad allargare i nostri orizzonti mentali, aprire le nostre menti e, nello specifico, ad abbracciare i valori che il buddhismo gli ha donato. Stato di coscienza non è un semplice disco, è l’eredità bibliografica di un artista unico ed eccellente nel fare ciò che fa. Da ascoltare attentamente, con l’attenzione di chi vuole imparare qualcosa dalla musica ascoltando melodie di altissima qualità.

A chiudere maggio troviamo quello che, secondo me, potrebbe essere tranquillamente definito il progetto dell’anno: parlo di Moonshiners di Pessimo17. Il rapper underground comasco riesce a conciliare nelle sue tracce ciò che nessuno faceva da molti anni: creare un immaginario definito e tetro, invitandoci a visionarlo come fosse un film, a suon di barre taglienti e rappate perfettamente. Insomma, un album senza difetti e con una propria anima: viene denunciato ciò che è lontano dai nostri occhi, ciò che noi ascoltatori possiamo solo immaginare tramite le descrizioni dell’artista. Lo definirei un incubo bucolico: dalle campagne, Pessimo ci narra senza mezze misure cosa vive, tra le scelte dei suoi amici, la tristezza delle famiglie e i destini fin troppo infausti. Ciò che distingue l’artista è proprio questo: il saper raccontare ciò che gli altri rapper non sanno. La malinconia e il senso di inquietudine emergenti da questo album sono gli ingredienti per la creazione di una vera e propria opera.

Infine, nel mese di giugno assistiamo ad una coincidenza molto interessante: in poche settimane, tre deluxe vengono rilasciate: quella di Danno, quelli di DJ Shocca e quella di Fabri Fibra. Personalmente, trovo che tutte e tre implementazioni siano riuscite e abbiano dato qualcosa in più ai progetti originali: se Danno si limita ad aggiungere qualche traccia dai suoni simili alle originali, Shocca incrementa il suo roster di apparizioni in 60 Hz II, in particolare con nuove leve dal flow hip-hop, come Promessa e Papa V, ma anche nomi più underground, come lo stesso Armani Doc e il suo collega Toni Zeno, protagonista nel 2026 di un proprio album e di un paio di featuring pregiati, come in MM5 o Moonshiners. Insomma, Shocca fa un ottimo lavoro per legare assieme le varie generazioni e immaginari artistici sotto la bandiera dell’hip-hop. Quattro tracce, tutte ben studiate e realizzate. Infine, Fibra, con la deluxe della deluxe, riesce sorprendentemente ad azzeccare ogni traccia, aggiungendo a MLAB dei tasselli di stile e scrittura che effettivamente scarseggiavano nel progetto originale.

Occhi nel presente
Gennaio risalta anche tra gli artisti che più sono conformi alle melodie rap odierne: è in questo mese che i dischi di Geolier e Kid Yugi vengono rilasciati.
Tutto è possibile è l’ennesimo disco riuscito nella comfort zone di Geolier, facente parte di un percorso musicale che inizia con Il coraggio dei bambini e culmina in questo progetto. Troviamo il solito mix di sonorità che spazia dal rap più crudo alla musicalità neo melodica napoletana.

Il vero fiore all’occhiello di inizio anno è però per me Anche gli eroi muoiono, su cui ho anche scritto un articolo. Ho letto pareri piuttosto divergenti sull’album: tra chi lo eleva a ennesimo disco di pregiata fattura dell’artista tarantino a chi lo categorizza come completa caduta commerciale. Qui voglio schierarmi: nonostante alcuni attributi poco genuini, come la scelta del solito roster di featuring e alcuni testi meno impegnati, trovo che l’album sia di un livello sia sonoro che lirico straordinario. Brani come Per il sangue versato, Mostro, Tristano e Isotta e Davide e Golia sono a tutti gli effetti chimere per il 90% degli interpreti del genere. Scrittura unica ed elevata, pathos esplicito e autenticità del suono. Tra interiorità e speranza, questo progetto racchiude un messaggio ed un posizionamento artistico definito sotto l’ala della poliedricità.

Con un preciso sguardo sul presente troviamo poi due progetti interessanti: Best di Kuremino e King of dark di Pyrex. Il primo si occupa di trovare un completamento all’EP dello scorso anno, in cui già erano risaltate le note hip-hop dell’artista, a suon di flow serrati e testi crudi: ci riesce egregiamente. L’album di Pyrex è invece un tentativo di ritorno alle origini, dopo l’esperimento Dylan: se da un lato appare ben riuscito, diversi suoni non sono più ormai nelle corde mainstream. L’artista riesce comunque a dimostrare le sue doti e la passione per quello che fa.

Discorso analogo si può fare per Crack Musica II: il duo romano sforna un prodotto che cerca di fare da ponte tra ciò che sono e ciò che erano, regalando alcuni flow stile 2016 ma anche diversi flop senza identità. Chi è davvero riuscito a eccellere in questo progetto è Sick Luke.
Altri due artisti a Marzo hanno fatto da ponte tra passato e presente: si tratta di due protagonisti della Drilliguria, che ormai il pubblico conosce molto bene: Disme e Vaz Tè. Entrambi gli artisti liguri trovano il loro spazio attraverso sonorità trap e barre narrate nel loro preciso stile, regalando due discreti album ai loro grandi fan.

Aprile risulta un altro mese colmo di progetti interessanti. Quello che ha forse ottenuto più risonanza mediatica è Vangelo di Shiva, frutto di una narrazione portata avanti già dai dischi precedenti, e che vuole unire l’artista all’immaginario religioso. Ho trovato delle sonorità strutturate in modo intelligente e alcune tracce in cui si è evoluto, seppur di poco, il livello di scrittura dell’artista, come la title track o Dio Esiste. Sicuramente un discreto tassello nella sua carriera, che però personalmente rimane sopravvalutata, soprattutto dal punto di vista contenutistico.

Nerissima di Nerissima Serpe è per me il flop dell’anno. Un disco di ben sedici tracce: tra queste, non ne ho trovato nessuna di ottimo livello. Eccetto un paio di banger dal ritmo forzatamente orecchiabile, ho trovato il progetto privo di ispirazione e innovazione. Sono dispiaciuto, in quanto ho sempre apprezzato Nerissima come artista, ma questo lo considero un passo falso nella sua carriera.

Da citare anche l’EP di Rame: l’ennesimo, in cui però trova sempre ottimi flow e scelte stilistiche.
Vorrei poi parlare di due uscite rilevanti di maggio: sto parlando dei dischi di Diss Gacha e quello di Vegas Jones, due personaggi che orbitano attorno al complesso mondo del rap con le proprie regole. Il primo, con Non è solo swag, ha definitivamente imposto la sua creatività come cavallo di Troia per fare centro nelle playlist degli ascoltatori: brani come Musica trap e Art attack raccontano non solo una metrica unica e speciale, ma anche una visione del suono e del genere inedita; il tutto, accompagnato da alcune tracce più conscious.

Il rapper di Cinisello, invece, cerca di tornare ai vecchi fasti: invece che reinventarsi con uno stile che non gli appartiene, preferisce ripercorrere i propri passi condensandoli in un progetto dal sapore del tutto personale. Si vede che tanto nei banger quanto nelle trappate il rapper si trova a suo agio attraverso i quattro quarti.

Testa al futuro
Per quanto riguarda artisti rap emergenti o da poco giunti al grande pubblico, il 2026 ha messo davanti a noi progetti di esordio di livello alto.
L’anno inizia, esattamente dopo il primo di gennaio, con Trauma di Tony Boy. Il progetto, a misura di un periodo invernale freddo e pensieroso, mette a nudo le immagini nella testa dell’artista veneto, portando nel suo roster di album un progetto dal gusto unico, enfatizzato dall’assenza di featuring. Non apprezzo il mumble rap, ma i suoi seguaci lo hanno apprezzato.

Poi, verso inizio anno brillano altri tre progetti da tre gusti completamente diversi: da un lato troviamo l’ironia cupa di Cuta in Paraculo, dall’altro l’avanguardia trap di Low Red in Mario III, concludendo Febbraio con l’esordio di Macello.
Tra pregi e difetti, i primi due si fanno notare per la discreta qualità, ma è soprattutto Pensieri Cattivi ad avermi colpito in maniera particolare: da tempo non sentivo un artista con tanta originalità nelle barre, pur mantenendo un flow tagliente e testi crudi. Sebbene questo esordio abbia tratti da novizio, diverse tracce ci trasportano nell’universo del cantante, che si profila così come una delle voci più promettenti del panorama. Il suo volto e quello del socio Caccia compaiono varie volte anche in Citofono, altro progetto particolare del producer DBZ.

Opponendosi a Nerissima, a Marzo viene rilasciata per me, come per tanti altri ascoltatori, la rivelazione dell’anno, ossia Morendo ad Occhi Aperti di Promessa. Il rapper di Bicocca, figlio di due album d’esordio che lo hanno formato artisticamente, ha trovato finalmente il proprio spazio grazie ad un concept album potentissimo. Il perno concettuale è la vita di noi giovani: a causa di vizi e problemi personali ed economici, le nostre vite vengono distrutte passivamente, venendo logorate mentre né noi né chi ci circonda riesce a vederlo. Un topos così denso, unito a flow forte, vario e originale e al giusto supporto melodico, ci dona un album che non verrà dimenticato.

A seguire, chi è appassionato della nuova ‘wave’ trap potrebbe apprezzare i nuovi album di Lito, quello di Aira e quello di Over Lapa, oltre che la deluxe di No Regular Music II.
Ad Aprile troviamo anche l’altro mio emergente preferito, Myto. Il rapper di origine messicana trova il suo esordio in un album originale e denso di flow: il rap duro alla vecchia maniera, ma rivisitato con nuovi suoni, risultando in un mix tra personalità ed eccellenza.

Maggio è stato un mese pregno di volti e melodie nuove. Dalle corde uniche di Astro, che porta avanti il proprio stile con il progetto War, passando da 26 di Ele A, EP che segue l’onda di Pixel, alle sonorità innovative e energiche del produttore Chryverde. Sono altresì da citare le sonorità interessanti di Key Carter e il rap campano proposto da Rue Diego. Segue a giugno Caph, altro emergente interessante.
Su due album mi soffermerei: il primo è quello di Flaco G. L’emergente dell’ormai consolidato gruppo con 22simba e Promessa, ha esordito con un progetto che ho trovato inferiore a quelli dei due colleghi. Ad eccezione di qualche gioiello, come Vene Blu, ho sentito poca ispirazione, nonostante io riconosca il talento e il potenziale del cantante. Non è un flop: avevo semplicemente un’aspettativa molto alta.

Il secondo disco su cui vorrei soffermarmi è quello di Sayf. L’artista ligure, reduce dai riflettori nazionali di Sanremo e da singole prestazioni di livello, aveva solo da perdere. Aveva il compito di soddisfare contemporaneamente il palato hip-hop quanto quello casual, grazie ai suoni pop e afrobeat già portati sul palco; il tutto mantenendo genuinità e un livello artistico alto. La soluzione che ha trovato è stata fortemente dibattuta, tra coloro che disprezzavano il voler ‘accontentare tutti’ e sperimentare tanti stili e chi, come me, ha apprezzato la poliedricità del disco, per quanto evidentemente sconnesso. Il cantante chiavarese è riuscito a dimostrare le sue doti tra le barre con brani come Sex on la Santa e No Boutique, mantenendo nel medesimo progetto anche pezzi unicamente da radio come la suddetta Tu mi Piaci Tanto e Buona Domenica.

Volti senza tempo
Per coloro che seguendomi sui social hanno già visto la mia top album dell’anno, hanno osservato alcune mancanze fino ad ora. Se alcuni progetti sublimi di artisti unici sono già stati richiamati, come quelli di Rancore, Jesto, Kid Yugi e Pessimo 17, ci sono alcuni nomi da dieci e lode che voglio riportare sotto la bandiera dell’unicità. Benché anche i sopracitati artisti abbiano proposto qualcosa di irripetibile, quest’altra manciata mi ha colpito per il non essersi adattati a nessuno stile tipico e generale.
Il primo album, datato marzo, è quello di Nayt. Il rapper, anch’egli reduce dal festival italiano della musica, decide solo un mese dopo di rilasciare il proprio nono album in studio: Io individuo. Sono riuscito ad apprezzarlo sin dal primo ascolto: il progetto è un perfetto mix tra melodie dolci e studiate, genuinità dei messaggi, barre tecniche e un filo di maturità che scorre in ogni nota. Da non grande estimatore di Lettera Q, posso affermare che alcune delle tracce inserite dall’artista in questo disco sono tra le migliori dell’anno: Ci nasci, ci muori, L’astronauta e Scrivendo sono tutte perle di questo genere, dalla musicalità al messaggio. L’artista si distingue non solo come rapper, ma in quanto persona con una certa visione dell’arte.

Il secondo artista che mi ha molto sorpreso in positivo è Madman. Il rapper pugliese, già tra i miei artisti preferiti, era reduce da due mixtape che non sono mai riuscito ad apprezzare a pieno, almeno non quanto i primi due. Li trovato privi di un filo comune e un’ispirazione precisa, nonostante i mixtape non nascano con questo intento. Nel volume quinto, MM5, penso che il rapper abbia trovato un equilibrio perfetto tra tutti i suoi punti di forza: la tecnica è predominante, ma non mancano testi malinconici, melodie azzeccate e, appunto, incastri alla vecchia maniera. Ogni brano porta un animo diverso, un pezzo diverso del suo lato artistico. Leva artistica old school ma dall’approccio innovativo.

Il terzo di questa sezione è quello di Madame, disincanto. A differenza dell’album di Sayf, qui pop, cantautorato e rap sono coerentemente mixati, culminando in un progetto da messaggio, suoni e testi unici, in cui ogni brano riesce a risaltare in quanto speciale grazie ad un’attenta ricerca stilistica. Ovviamente, il tutto accompagnato dalla sua vocalità unica. Come terzo album della cantante, oserei considerarlo il tassello più importante della sua carriera, pronta al salto definitivo.

Altro artista che ha messo la propria visione musicale prima di tutto è stato 18K: uscito sul mercato con Io, il cantante è riuscito a riproporre il suo rap hardcore dopo il successo di Anti Anti, istituzione concettuale della nuova generazione hip hop. Sebbene non sia nelle mie corde a livello sonoro, almeno nella versione hardcore, la personalità artistica è unica. Brani come Come sempre fanno comprendere a ogni fan dell’hip hop le sue potenzialità.

Altro artista che mi ha fortemente colpito, dall’underground bolognese, è Carlo Corallo. Il suo ultimo progetto, Colonna sonora senza film, oltre che fortemente identitario, è più che musica: è poesia. L’artista, con una soave unione tra rap e cantautorato, eccelle nello storytelling cittadino, tra dolci parole, cadenza unica e tecnica pacata riesce a trovare uno spazio meritatissimo tra i fan della musica. Chi è affascinato da questo genere per le immagini vivide e per ascoltare oltre al suono, questo album è d’obbligo: un autentico Montale odierno. Voglio nominare anche Willie Peyote, altro artista a cavallo tra i due generi, e che ha rilasciato un discreto progetto, Anatomia di uno schianto prolungato.

L’ultimo nome importante dell’anno è Tedua. Forse il nome più controverso del panorama hip hop, è stato associato, a partire da Divina Commedia alle dinamiche pop. Forse, però, tanti giovani ascoltatori non hanno presente il suo passato da rapper, ed è in questo frangente che Ryan Ted Mixtape rimescola le carte sul tavolo e mostra a tutta la scena le capacità hip hop dell’artista genovese. Sebbene non abbia trovato nessuna traccia che sia al top sia per suono che per contenuti, la vena rap è esplicita e rintracciabile in molte tracce. Ottimo flow e melodie dure per quanto riguarda la parte interessata; meno apprezzata la metà dell’album pop, ma che, come detto, è ormai scontata per la fan base di questo cantante.

Conclusione
L’epilogo di questa sfilza di brevissime analisi è che il numero di album di alta qualità sia, ogni anno, sempre maggiore. Oramai il gap artistico tra emergenti, affermati e underground è sempre più sottile, con suoni e progetti che si ispirano e intersecano a vicenda. Il mercato musicale è più vivo che mai, e nonostante diversi Industry plant, di cui ho preferito non parlare, riesce costantemente a far risaltare anche nomi di qualità. Non a caso, oramai c’è una nuova wave rap ogni due anni: artisti che vengono aggiunti al catalogo dell’industria, che sia per meriti musicali che per attinenza alle preferenze attuali.
Partire dall’album di Armani Doc e Bassi Maestro e culminare nel progetto pop estivo di Anna non è un disastro: è semplicemente il frutto di come la poliedricità dei possibili suoni hip hop, tramutati in sottogeneri nel corso degli anni, abbia vinto per più motivi su altri generi. Questa dispersione di centralità del suono originale, per nostra fortuna, non ha significato un abbandono delle radici, ma solamente una reinterpretazione: come detto prima, i vari Guè, Noyz e Fibra cercano nuove sonorità aiutati da emergenti e industria, mentre le nuove leve cercano la solidità e le capacità delle colonne portanti italiane. La reciproca influenza fornisce a noi ascoltatori rap (attenti) un mercato molto vario ma, nella sua ampiezza, di alta qualità.
La mia divisione in barriere temporali è stata scelta come riferimento alle sonorità, e non per dividere in sottogeneri prevalenti. D’altronde, come abbiamo visto, basta oggi davvero poco ad un artista per virare su generi da lui più masticabili o dal pubblico più graditi, e fare dietrofront quando necessario. Per questo, il messaggio più importante che voglio comunicare è che gli artisti dietro questi progetti, sia che abbiano eccelso sia che abbiano reso poco, hanno comunque provato a dare a noi ascoltatori la loro visione della musica e del genere, spesso mettendoci personalità e intimità, rendendolo un lavoro speciale e soprattutto un lavoro di empatia, per chi tra noi pubblico è riuscito a comprendere la persona oltre le rime.
Detto questo, tengo comunque a riproporre la mia personale top 10 degli album dell’anno, almeno fino all’estate:
10. One step forward - Astore
9. Genesi - Myto
8. Morendo ad occhi aperti - Promessa
7. Fastlife 5 - Guè
6. MM5 - Madman
5. Anche gli eroi muoiono - Kid Yugi
4. Stato di coscienza - Jesto
3. Io individuo - Nayt
2. Tarek da colorare - Rancore
Moonshiners - Pessimo 17
Su Tiktok e Instagram (@bastavanolebarre) trovate anche i miei pezzi e beat preferiti dell’anno. Se gradite un approfondimento sul mio pensiero riguardo qualcuno degli album citati, potete scrivere una mail o un messaggio sui social. Verso gennaio pubblicherò la seconda parte, un completamento di questo articolo integrato con le uscite del secondo semestre. Grazie della lettura.
