Incipit
“Noi vogliamo quello che hanno gli altri, gli altri vogliono quello che abbiamo noi. Ma noi chi? Io so solo che volevo essere uno di loro per non essere come tutti gli altri, ma nella vita mi è successo di essere sia noi, che loro, che gli altri. Noi siamo qui a fare quello che ci piace, loro sono là fuori che criticano, e tutti gli altri sono intorno che tirano avanti. Potessi scegliere? Scelgo centomila volte noi. Ma è un attimo che ti ritrovi in mezzo a loro o che finisci male, come tutti gli altri”
Così si pronuncia Fabri Fibra nello skit centrale di Noi, Loro, Gli altri, opera datata 2021 di Marracash - già in queste parole può essere scovata l’anima concettuale del disco, che gira attorno a un contesto ideologico specifico. Approfondendo i testi, infatti, risultano ben chiari sia il perché questo progetto è il nucleo che tiene insieme la cosiddetta trilogia conscious di Marracash, sia come delle parole in rima possano costituire una morsa stringente sui problemi di un intero paese.
Il disco ha un perno: l’analisi della società, nei suoi vizi e nelle sue virtù. In particolare, però, Marra si concentra sulle contraddizioni della società attuale, quella che vive per metà nelle case e per metà sui social. Il suo intento è di comprendere come Noi, inteso come chi ci accerchia nella vita, si relazioni con Loro, ossia gli altri individui che agiscono sulla nostra cerchia ma in modo estraneo. Gli Altri, a completare il quadro, sono coloro che vivono al di fuori di queste dinamiche. In realtà, ogni pezzo correla in modo differente queste tre etichette ai ruoli sociali, creando un ecosistema collettivo formato da ruoli e strati.

Copertina di Noi, Loro, Gli Altri
Noi
Noi è un concetto contemporaneamente terreno e astratto per il rapper di Barona. Il termine viene infatti utilizzato sia per narrare di persone e luoghi parte del suo passato, sia per indicare il sentimento, ormai decaduto in ricordo, di unione e fratellanza di quando non aveva nulla. Alla parola Noi fa ovviamente capo l'omonimo pezzo, ma anche altri come Infinity Love e Dubbi si esprimono sulla medesima linea di pensiero, che viene sviscerata traccia per traccia in modo metodico e estremamente personale. Difatti, è proprio in Noi che il rapper tiene a raccontare ai suoi ascoltatori parte della sua storia, così da ampliare ulteriormente il quadro già fornito da pezzi passati come Chiedi alla Polvere o Bastavano le Briciole - per di più con coscienza più matura.
In questa canzone sono molti i nomi, anche se fittizi, richiamati dall'artista: dai suoi amici alle vie dove è nato e poi evoluto. Ascoltare il brano è come fare un tuffo nella memoria dell'artista, una digressione su cosa ha influito sulla sua adolescenza: nel brano regnano più le emozioni che i fatti, ed è proprio per questo che la nostalgia è il sentimento emergente. Tuttavia, va ben notata una cosa: Marracash non fa più parte del Noi, almeno come lui lo ha sempre inteso: il concetto è un ventaglio di nomi e emozioni unicamente riferibile al passato, sotto la grande ala della nostalgia.
‘Nico stava alla torre all’ottavo piano, l’ascensore era lento facevo in tempo a incidere uno sgravo’
Traccia numero nove, Noi è uno storytelling ambientato nella Barona di un Fabio appena adolescente. La storia comincia a partire da quello che sembra essere uno degli amici più cari del rapper, qui chiamato Nico. Il contesto è subito presentato non solo come grezzo e povero, ma anche come piacevolmente intimo e malinconico. Dopo solo poche strofe viene introdotto un secondo personaggio: si tratta di Dario, la cui storia fa subito comprendere quanto quelle dinamiche fossero inconsciamente nocive: ferito gravemente in un incidente, usò i soldi del risarcimento per sostenere le attività illecite di Nico. Un terzo personaggio viene introdotto poco dopo, ma questa volta non si tratta di un amico: Alessio è un tipo più grande, il cui ruolo è quello di tenere a bada e sistemare i ragazzini di altre zone. A Marra e Dario toccò una sorte opprimente per dei ragazzini: vennero messi in fila e schiaffeggiati da Alessio, situazione che gravò sulla psiche di Dario. Questa narrazione, unita a tutta quella relativa allo spaccio, ci rende un quadro pericoloso e che sicuramente ha inciso in maniera forte su crescita e pensiero dell’autore. Nella chiusura della strofa relativa a Nico, Marra ne parla in modo sicuramente struggente da un lato, ma dall’altro con un sentore di maturità di chi osserva qualcuno che ha compreso essere distruttivo.
‘Ora si è fatto il Subaru, in giro spende come un sultano. Lo conoscevo che era il più slavo e da bambino lo insultavo, ma con gli affari era il più bravo’ - Marracash, Coi soldi in Testa, 2007
Nonostante il vivido storytelling, la parte forse più essenziale della canzone è il ritornello. Anch’esso è diviso in due, con la parte cantata da Marra dedicata ai sentimenti di rivalsa e escapismo:
‘Chissà cosa ne resterà di noi…. Voglia di andare via…. Recidere queste radici’
La parte cantata da Joan Thiele è invece la voce del presente, di chi ormai ha incanalato il senso di appartenenza al passato come una dolce nota nostalgica, piuttosto che con il ricordo di terrore per il futuro. Per Marra, ora sono tutti quanti, dai vicoli agli amici, solo dei ricordi.
‘Dario il matto abitava alla scala a fianco, era già alto e sembrava che non avesse una famiglia affatto. Senza orari, regole ne castighi, però manco qualcuno che gli stirasse un po’ i vestiti’
La seconda strofa amplifica il contesto, illustrando la storia relativa a Dario: viene dipinto come un matto, qualcuno che già alla sua età non aveva limiti. Marra, però, a anni di distanza analizza più razionalmente la sua situazione: tutta questa libertà aveva un prezzo, quello di una famiglia assente. Racconta infine quanto sia stato difficile per loro svoltare pagina, tra lavori precari, voglia di scappare lontano e falsi miti. La vicenda di Dario si conclude con la morte della madre e la sua partenza per luoghi sperduti, lasciando l’amaro in bocca a coloro che gli stavano vicino, soprattutto al giovane rapper.
‘Anche lui stava in via Depretis al 100 ed ha scelto una giungla vera al posto di una di cemento’ - Marracash, Coi soldi in Testa, 2007
Infine, è importante aggiungere che questo brano non è altro che un altro grande tassello nella ricostruzione delle ispirazioni e del trascorso dell’artista. Oltre alla già citata Coi Soldi in Testa, nel brano Il Nostro Tempo Marra racconta del suo rapporto nocivo con un altro suo amico conosciuto proprio tramite Dario, di cui viene accennato l’abbandono dall’Italia. Anche in questa canzone Marra sottolinea un fattore fondamentale: i tristi epiloghi dei suoi amici, come Dario o quello del brano, finito in carcere, gli hanno fatto realmente comprendere quanto una famiglia dietro di sé sia importante per la crescita corretta di una persona. Marra si sente fortunato ad aver trovato la propria strada, ma non nega il suo passato con chi ha avuto finali meno idilliaci:
‘Dividevamo pane, lusso e discussioni profonde’ - Marracash, Il nostro tempo, 2015
La chiusura del pezzo è anche qui cruciale: l’aspirante artista, dopo troppe esperienze negative non riesce più a tenere a bada il suo amico, e infine nemmeno a fidarsi di lui. Ciò, però, non rimuove l’affetto che prova verso di lui, eterno. Dunque, anche in Il Nostro Tempo alla nostalgia si contrappone la maturità dell’essersi staccati da quell’ambiente. Nel brano 2 Strade, di qualche anno prima, Marra ricordava lo stesso amico per esser stato uno dei pochi eroi che si è ribellato al sistema che li opprimeva.
‘Per uscirne fuori su oltre i palazzoni, c'è una scala rovesciata di valori a pioli’, Marracash - 2 Strade, 2011
‘Vengo da dove le sveglie suonano tutte la stessa condanna’ - Marracash, Bruce Willis, 2015
Il messaggio più cruciale da comprendere da questo testo è, secondo la mia lettura, quanto per Marra sia difficile dover affermare di non essere più Noi. Noi è solo un ricordo, è un passato sfumato e affollato da mille vicende e personaggi, ma che Marra non sente più suo. Il rapper è legato a tutto ciò che racconta a causa di una forte nostalgia dettata dalla sua crescita, ma è probabile che, se potesse, non tornerebbe più indietro. Marra riconosce il suo Noi, ma con il limite di riconoscerlo in contrasto con il suo Noi attuale, egualmente drammatico ma in modo più astratto.
‘Chi resta sogna di andarsene, mentre chi se ne va la sente scorrere nel sangue’ - Marracash, Mi Piace, 2010
‘La via di Carlito non riesco a lasciarmela indietro’ - Marracash, Tutto Questo, 2008
La vera svolta ideologica del disco arriva quando dal significato classico di Noi, quello del brano omonimo, si aggrega la sua evoluzione concettuale. Sono tre i brani che compongono il tassello superiore: ∞ Love, Laurea ad Honorem e Crazy Love.
Partendo dall’ultimo, forse il più banale tra le righe, osserviamo che del Noi odierno l’artista fa rientrare la sua vita amorosa altalenante, caratterizzata da alti e bassi, con un Noi che è identificato nella vita di coppia, nella creazione di una singolarità sotto forma di unione.
In ∞ Love i due colleghi e amici, Marra e Guè, scrivono una lettera d’amore nei confronti della nostalgia stessa. È come se avessero il duplice scopo di tributarla e al contempo di osservarla col binocolo, come un figlio che ricorda piacevolmente gli insegnamenti del padre. La frase più di impatto, per quanto semplice, è proprio quella del ritornello ‘Non voglio nuovi friends’, a confermare il loro attaccamento esclusivo a ciò che è stato, senza possibilità di confronto con realtà che potevano essere.
‘Sono un uomo adesso, odiami che ti amo lo stesso’
Pur essendo un altro pezzo senza scrittura complessa, il messaggio è forte proprio nella sua elementarità: viene rilanciato il sentimento di affetto verso chi non ce l’ha fatta e, soprattutto, verso chi non è mai uscito da quella vita. La strada che li ha cresciuti è la loro casa e, seppur ora siano diversi, le radici sono affondate. Possono aver scelto un altro stile di vita ed essere odiati dalla strada, ma da loro non verrà mai abbandonata. Ciò, come si vedrà tra poco in Dubbi, ha però causato disagi nella salute psichica dell’artista.
‘Puoi togliermi dalla piazza, ma sai che non togli la piazza da me’ - Club Dogo, Ragazzo della piazza, 2012
‘Io le grido che è da lì che vengo, lo tenesse a mente. Lei mi dice: "Sì, eh? Forse è lì che allora vuoi marcire"’ - Marracash, Appartengo, 2019
Laurea ad Honorem segue - almeno nell’outro - lo stesso filo rosso: Marra vuole dedicare un’intera canzone a coloro che sono riusciti a sopravvivere e uscire da quel mondo che mette alla prova tanti ragazzi, tra povertà, malavita e famiglie degradanti, ma che li fa uscire più forti. L’immagine della laurea è potentissima: un titolo che viene solitamente dato a chi ne ha la possibilità economica e si impegna, viene ora dato a chi si impegna anche senza quella opportunità, rendendola forse ancor più un traguardo. Un trionfo di chi viene dal basso sulle avversità e le ingiustizie.
‘A tutti i ragazzi disastrati, venuti su dritti che vivono in case cadenti’
Ho tenuto un’ultima traccia che inerente al Noi di Marra, quasi tendente all’Io: sto parlando di Dubbi, per tanti (e anche per me) la perla del disco. La ritengo la più importante sia per sua unicità e introspezione, che per come conclude un cerchio iniziato con le altre tracce citate. Dubbi è stata scritta e interpretata come fosse una seduta psicologica, in modo da tramutare una canzone in un flusso di coscienza - e sfogo - verso sé stessi e il pubblico.
Marracash apre la traccia parlando dei suoi genitori e di quanto fossero nella media: credo che questa scelta sia molto importante, in quanto marca ulteriormente il peso che, anche nelle altre tracce, l’artista dà alla propria educazione famigliare. Il rapper di Barona si rende conto che, l’unica cosa che gli sia mancata fosse un vero e proprio dialogo intimo con loro: ciò avrebbe evitato tante scelte e dubbi che avrebbe poi sperimentato crescendo. Ciò, però, non poteva essere possibile secondo Marra: quando il pane a casa manca, la salute dell’ambiente famigliare è un plus, non un essenziale. Come si vedrà anche in strofe successive, è il rapporto coi suoi genitori la vera chiave del concetto di Noi: per quanto distretti e amicizie lo abbiano forgiato, è la famiglia ciò che lo ha portato a essere quello che è.
Non è allora così strano pensare che la copertina dell’album sia proprio un’immagine di lui con i suoi cari. L’ambiente agiato in cui si trovano, il verdeggiante giardino di una grande mansione potrebbe significare il successo che ha raggiungo, a cui si oppongono i colori spenti a poter indicare il dolore passato per arrivarci.
‘L’uomo non nasce buono, però un po’ i miei lo sono, volte che vorrei essere semplice come loro. Il risultato è che ho rifiutato il mio sangue, che è timorato di Dio e dello Stato’ - Marracash, Appartengo, 2019
Secondo il suo racconto, è lo sfratto dalla loro casa di quando lui aveva tredici anni ad aver gravato sulla sua situazione: lui divenne un ragazzo di periferia qualunque, mentre i suoi genitori crollarono e persero le speranze in qualcosa di superiore.
‘Nessuno pagava un c*zzo nel mio palazzo e ci arrivò lo sfratto, e su mia madre ebbe un brutto impatto. Era venuta a Milano sognando una casa privata e ora stava alla Barona dietro una risaia’ - Marracash, Bastavano le Briciole, 2008
Segue un quesito molto interessante, in cui Marra dubita della sua stessa tesi: e se non fosse la famiglia ad aver formato la sua avversione alla vita mondana? E se invece fosse la sua vera natura. La questione si intensifica nel verso successivo:
‘Non temo la morte ma ho paura di non vivere’
Il rapper ha timore di fare la fine dei suoi: non riuscire a trovare il proprio posto, perdere le speranze perché non si ha bene chiaro in testa chi si è davvero. I suoi non hanno trovato il loro posto nel mondo, e Marra si chiede se gli sia riservato lo stesso destino.
‘Il mio incubo era fare la vita dei miei: sì quella vita strizzata in otto ore compressa’ - Marracash, Sabbie Mobili, 2011
Afflitto dal non saper rispondere, Marra si limita a dire di aver comunque giocato le sue carte nella vita: probabilmente si riferisce all’impegno nel cercare di diventare ciò che è ora, quel sangue rifiuitato di cui parlava in Appartengo. La sua mente da artista lo ha portato a far arte di ciò che ha passato: come scrive poco dopo, la vita è crudele ma affascinante. Significa che bisogna aver passato giornate brutte per poterle raccontare in modo genuino e ammaliante. I versi successivi, però, sono forse tra i più belli del disco:
‘Marracash ha a fianco un fratello più grande: uno che fruga nella realtà, la fuga da una realtà pesante’
Marracash, artista, è riportato come il fratello più piccolo di Fabio, ossia la persona dietro il rapper. Il fratello più grande, la sua identità, fa da scudo al suo alias artistico vivendo sulla pelle ciò che viene raccontato: è dai duri colpi presi nella vita da Fabio, la realtà pesante e crudele, che Marracash riesce poi a scriverci le canzoni e, dunque, a diminuire il peso stesso di ciò che lo affligge. Il dolore è provato lo stesso dalla persona, ma il fatto che venga scritto e condiviso con altri individui tramite la musica lo rende meno sgradevole. Sono versi che testimoniano quanto la musica e l’arte siano importanti per uscire da situazioni non facili, e come spesso possano essere un’ancora.
Nonostante le certezze sul proprio dualismo artistico, l’artista ancora possiede parecchi dubbi sul senso di tutto ciò e se stia veramente facendo ciò che è destinato a fare. Infatti, la seconda strofa è una resa dei conti: Marra è da anni che a causa dei suoi problemi soffre di insonnia e ha sbalzi di umore, il che lo porta a porsi ancora più dubbi sulle sue ragioni. I suoi ricordi appartengono al passato, ma il suo corpo non si è mai ripreso completamente, così come la sua mente.
Un altro dubbio che lo affligge è quello relativo alla famiglia: in mezzo a palchi, persone, sale, soldi, sostanze, amici, musica e incertezze, Fabio è non è riuscito a trovare il momento o la necessità di avere un figlio, come invece il fratello ha fatto. Questo crea un senso di vuoto nell’artista, non tanto per la mancanza ma per l’incertezza scelto la strada corretta. Il quesito è se il successo sia stato solo una trappola per distrarlo da una vita più ordinaria ma forse più appagante dal lato affettivo. Viene sottolineato il concetto nella strofa successiva, in cui racconta come sia sempre stato irresoluto sul fronte dei rapporti di coppia. L’artista afferma di essere ancora in cerca di un rapporto vero, che non sia ne tossico, né vischioso, né forzato. Il suo dubbio non è solo sul se e quando ciò accadrà, ma anche se il successo non abbia precluso questa possibilità.
Marra, nel cuore del flusso di coscienza, non sa nemmeno cosa ci faccia lì, nel mondo della fama: lui non si riconosce in tutto questo lusso, nelle regole dei piani alti, nello scendere a compromessi. Non vorrebbe tutto ciò, ma deve adeguarsi se vuole continuare a esprimere sé stesso come ora. Questo genera in lui altro stimolo di incertezza, alimentando il vero dubbio: lui vuole davvero essere chi è ora, o lo è diventato solo per scappare dalle sue paure?
Marra ha un solo rimedio a cui aggrapparsi, e si tratta della musica: comunque vadano le cose, lui è cosciente di star mostrando il vero, di star esprimendo sé stesso e di tramutare la propria mente in arte. Questa consolazione, però, appare troppo magra al rapper, che infatti conclude la strofa con un notevole pessimismo:
‘Forse stavo bene tra i perdenti e gli idealisti, forse la salute mentale è roba da ricchi. Forse per andare avanti non devi ascoltarti, come fanno gli altri. Li vedo così convinti e senza dubbi’
La sfiducia nel fato porta l’artista a sopprimere l’idea che, dati i suoi pregressi, egli fosse portato nella vita a fare questo. Ricollegandosi alla traccia Noi, forse egli si sentiva più a suo agio e nel proprio posto giusto quando era solo un ragazzo di periferia. È molto potente questa immagine: stava meglio da idealista che da persona che ha raggiunto quell’ideale; la sua parabola l’ha portato dai sogni ai dubbi. L’epilogo di questa considerazione è che solo chi nasce agiato può permettersi una vita tranquilla e senza esistenzialismi: chi non ha questo privilegio, può solo soffrire o fare finta che quei dubbi non esistano. Che la salute mentale sia per ricchi è inoltre un’eccellente critica al sistema, ambiente in cui solo chi ha tempo e denaro può curarsi al meglio dei propri traumi.
Vediamo le altre persone stare meglio proprio nel momento in cui noi soffriamo di più; i dubbi affliggono le nostre anime: forse la soluzione è convincersi che non ci sia né senso né destinazione. È però arduo seguire un paradigma simile: d’altronde, senza i nostri dubbi e i nostri pregressi non saremmo Noi, non ci apparterremmo.

Via de Pretis, Barona
Loro
Anche il concetto di Loro è frammentato in più di sfaccettature. Come nel caso precedente, l’artista ha deciso di utilizzare il brano omonimo per introdurre il concetto più basilare, per poi evolverlo all’estremo, fino ad ottenere una risposta frutto di un’analisi più profonda.
Traccia numero uno, Loro, è una radiografia della società contemporanea e del vacillante sistema da cui è sorretta. Ogni barra è costruita come una pesante critica ai ceti alti, che dunque vengono identificati come il più mero Loro, i cosiddetti poteri forti. È infatti con ogni probabilità il primo soggetto che ci viene in mente quando ci riferiamo a Loro, una ristretta èlite politica e economica.
Credo che già le prime due barre siano un rilevante biglietto da visita per l’identità del rapper:
‘Dicevan che ero bello ma mi sentivo furbo, mandavo le ostiche giù con tutto il guscio'
I due versi possono essere interpretati in due maniere antitetiche: la prima è che Marra si sentiva furbo nella sua bolla - la stessa trattata in Noi - credendo di sapere come funzionava il mondo: in realtà, la sua ignoranza lo portava a credere che le ostriche, metafora delle cose da ricchi, si mangiassero in un modo errato. Il significato è quello di non sapere davvero com’è la vita ai piani alti finché non ne fai parte. La seconda interpretazione, forse più classica, è che fin dalla Barona marra ingoiava tutto il guscio, ossia voleva prendersi tutto.
Il concetto di inclusione nell’èlite è ripresa poco dopo: il rapper ci dice che ciò che ha veramente cambiato la sua vita non sono gioielli, auto o vestiti in sé, ma il fatto stesso che non deve più dare peso all’arrivare a fine mese. Il concetto si ricollega alla barra trattata precedentemente sulla salute mentale come privilegio.
Altra barra che mi ha colpito è:
‘Non provare a metterti sullo stesso piano: per sapere chi non sono prima lo sono stato’
Marra mette in guardia coloro che, siano altri rapper o altri ricchi, provano a mettersi al suo pari: lui ha vissuto davvero una vita diversa e povera, e proprio vivendola ha capito che non faceva per lui. Si sentiva stretto in cui quei panni, e questo l’ha portato dov’è ora.
‘Sai la differenza è chе tu vuoi ma io devo’
‘Vedo rapper manichini senza niente da dire, a me queste rime non mi fanno dormire’
Anche qui, Marra ribadisce il ruolo centrale della musica nella sua vita: lui deve esprimersi e sfogarsi, altrimenti cadrebbe nell’oblio e nei problemi della sua vita, cosparsa di dubbi e nostalgia. Il rapper resta sveglio la notte pensando alle rime, perché la loro ispirazione necessita di tirare fuori ricordi e idee duri e dolorosi.
‘Combatti chi odi oppure salva chi ami, perché a fare entrambi noi mai stati capaci’
Credo che con questa barra Marra abbia voluto mettere una croce sul suo percorso: per diventare chi è ora e soddisfare la sua necessità di rivalsa, ha dovuto combattere Loro sacrificando Noi. Si è lasciato dietro gli amici più cari pur di andare contro il sistema con la sua musica.
‘N456 sulla mia pettorina, Squid Game: sono anni che già lo metto in rima’
Questo è il mio tipo di versi preferito, quelli all’apparenza - e per l’ascoltatore medio - simpatici o banali, ma che analizzati si rivelano alquanto massicci. Marra sfrutta il successo enorme di una serie TV per ribadire come le persone oggi non vedano oltre il proprio naso e risultino facilmente controllabili: nonostante è da anni che attorno a noi vigono ineguaglianze sociali, all’italiano medio non è mai importato di questo contesto finché non ha spopolato un fenomeno sociale. Solo allora, con tutti i media puntati sul successo e con lo sguardo sulla televisione, tante persone si sono rese conto di quanto siano insostenibili alcune dinamiche. Purtroppo poi - come già dissi in questo articolo - appena Squid Game ha smesso di essere un trend sociale tanti non si sono più curati del messaggio dietro. Marra tiene a farci sapere che invece lui ha sempre supportato cause simili, e da anni sta dalla parte degli individui lasciati allo sbaraglio.
‘Da Giuliano, Cucchi, dalla Diaz e Aldrovandi, preferiscono spezzarci che recuperarci’
Marra sente di essere la voce di tutti coloro che vivono lontano dai riflettori, come gli incatenati del - citato pochi versi dopo - Noi di Jordan Peele. Come nel film, questi individui sono frutto del potere governativo: come gli Incatenati sono un progetto segreto per controllare il popolo, così le persone ai margini della società sono frutto delle scelte di politica sociale del Governo. A chi si ribella a questo sistema, lo Stato preferisce eliminare e insabbiarne le anomalie.
‘Che darei per quindici minuti di privacy, e cosa fai per quindici secondi di fama?’
Marra è sbalordito davanti a questo contrasto sociale: lui non riesce più a vivere in tranquillità la sua vita privata per via dei riflettori sempre puntati su di sé, mentre altre persone fanno di tutto - anche compromessi indegni o danni agli altri - pur di ottenere una notorietà estremamente effimera. È palese che qui Marra stia puntando il dito contro la superficialità di piattaforme come TikTok e di chi ci lucra spettacolarizzando ciò che non dovrebbe esserlo.
‘Ho visto un documentario ieri alla tele, diceva che tra gli animali non c’è pietà, non c’è male o bene ma solo pranzi e cene’
Qui il rapper estremizza tutto ciò di cui ha parlato nei versi precedenti: noi siamo tornati animali, in quanto non distinguiamo più se una persona è buona o cattiva ma solo se è un buono spuntino sociale, ossia se ci si può lucrare sopra. Marra probabilmente cita L’Homo Lupus Homini, che ho già trattato qui: per natura siamo cattivi verso gli altri umani, ed è forse per questo che normalizziamo il disagio sociale.
Nel ritornello della canzone, quindi a circa metà, Marra interroga l’ascoltatore: stai con Noi, quelli veri e che vogliono giustizia, o con Loro, che causano tutte queste iniquità e ci controllano?
Come vedremo dopo non esiste una risposta, in quanto più che di una domanda si tratta di una trappola psicologica.
‘Li odio perché riescono ad andare su Marte ma non a far la cura alla sclerosi al mio amico’
Ho sempre considerato questa barra come una delle più impattanti di sempre. Le parole usate sono pesanti, la critica è chiara. Marra si rivolge a quella manciata di magnati che corrono per essere i primi a portare l’uomo su Marte: finanziamenti e investimenti sproporzionati per ottenere un risultato sì grandioso, ma privo di risvolti etici davvero positivi. Credo che la critica non sia alla ricerca spaziale in sé: suppongo che Marra abbia ben presente quanto sia importante il progresso scientifico, come è cosicente che sono ovviamente in corso studi per combattere le peggiori malattie. Quello che secondo me vuole evidenziare è come questa èlite sia ossessionata e spinga a più non posso, portandosi pure dietro una gran fetta di pubblico e investimenti, per scopi puramente più egocentrici che utili al prossimo. Quando si ha vicino qualcuno che sta male, ci si chiede ancora di più perché le scelte di Loro abbiano così impatto su e contro di Noi.
‘Fai sognare gli italiani, io li vorrei svegliare’
Marra si ribella al mercato musicale: troppi oggi vogliono proporre al loro pubblico belle parole, il sogno della bella vita, di farcela seguendo alcuni comportamenti e una certa ideologia. Gli ascoltatori vengono trasportati verso una realtà non vera, una chimera sociale che si ricollega al discorso della facile influenzabilità di oggi. Marra è l’opposto: non ti racconta il lusso, non ti narra la faccia bella del suo percorso: il suo intento è quello di farci capire cosa succede davvero attorno (e sotto) a noi e come agire di conseguenza.
‘Riesco a immaginare più la fine del mondo, sì, che la fine della differenza sociale’
Il rapper chiude così la strofa: nonostante i suoi sforzi di rappresentare i più deboli e di restare vero facendolo, riesce più a immaginare che finisca il mondo piuttosto che il sistema capitalista estremizzato che ha reso possibili queste discrepanze. Possiamo affermare che Marra ha voluto criticare l’intera struttura sociale con questa traccia, senza risparmiare nessuno.
Se non fosse che l’outro recita:
‘Siamo uguali noi e loro, noi e loro, spesso siamo noi loro’
Questa chiusura ribalta tutta la prospettiva: Loro non è un concetto ancorato alle cariche alte, è ciò che appare estraneo alla nostra prospettiva e più spesso ciò che incolpiamo per i nostri disagi. Loro sono i politici per Marra e i suoi amici, Loro sono Marra e gli amici per chi contesta il loro stile di vita, Loro sono gli immigrati per tanti italiani, Loro siamo noi italiani per tanti stranieri. Come detto nell’articolo su AGEM, i valori sono questione di prospettiva sociale: se facciamo parte di una certa compagine sociale individueremo un Loro, che è una figura figlia dei nostri valori, in base a chi punta il dito contro il nostro gruppo. Loro ci causano danni, ma Noi causiamo danni ad Altri.
Il percorso del concetto di Loro si articola poi in altri due pezzi: Pagliaccio e Cosplayer. Si tratta di due brani che rappresentano l’evoluzione naturale di Loro: si passa da una critica integrale al sistema ad una più mirata a coloro che avrebbero il potere di opporsi ma preferiscono piegarsi. Il primo è un’invettiva agli Altri rapper, già criticati nel pezzo precedente per la loro falsità nell’attitudine e nell’attaccamento ai fatti descritti nelle loro canzoni. In questa traccia Marra è particolarmente furioso verso i rapper che ostentano la strada ma senza credibilità, focalizzando la propria identità su un immaginario che non esiste. Come afferma in un verso, la strada si ricorda se viene sfruttata e ostentata, mandando poi la parcella: la falsità dei racconti crepa la credibilità di questi personaggi, ritorcendosi contro nei momenti più delicati.
Nel brano Cosplayer, invece, Marra decide di espandere le sue critiche non solo ai cantanti che si comportano in modo ipocrita, ma a tutta quella fetta di società che vive sotto il tetto dell’ipocrisia. Il rapper li definisce, per l’appunto, cosplayer: qualcuno che si traveste da ciò che non è, e nello specifico solo quando gli conviene o per moda. Spazia da politici che si fanno influencer - il rapper non avrà sicuramente gradito Giorgia Meloni da Fedez - a ideologie sociali estreme. Ancora più in senso lato, Marra aberra tutto ciò che fa parte del contesto moderno ma che non trova concretezza se non un ruolo di puro pettegolezzo. Il verso che forse mi piace di più è:
‘Politicamente corretto, sì. Ma com’è che prima erano tutti Charlie Hedbo?'
Marra parla a tutti coloro che oggi si prodigano come persone buone perché inclusive verso tutte le categorie sociali, ma che fino a qualche anno prima stavano dalla parte di Charlie Hebdo. Hedbo era un fumettista satirico, morto a seguito di un attentato terroristico per alcune sue vignette ridicolizzanti costumi islamici. Sostenere una satira simile è un controsenso rispetto al politically correct, eppure molte persone seguono la corrente che più ci rende buoni in quel momento. Questi individui sono i cosplayer descritti da Marra. Anche in questo brano tornano centrali i quindici secondi di fama precedentemente citati: chi li insegue è l’altro bersaglio prediletto del rapper.
‘Da popstar con gli occhi lucidi per il decreto: vade retro, ritorna dal tuo creator’
Gli influencer che fanno parte di entrambe le categorie - in costante ricerca di fama e in continuo adattamento asettico ai trend - è ciò che più Marra ripudia del nostro sistema. Persone viste dal pubblico come eroi e prodi, sono in realtà quelli che meno hanno a cuore le questioni sociali, se non quando vanno a riempire il proprio portafogli. Questi soggetti non hanno davvero a cuore le cause di Noi: è la loro falsità a renderli la perfetta definizione di Loro.
L’outro di questo pezzo è forse il cuore dell’intero progetto. Comincia così:
‘Noi, loro e gli altri, da chi ti vestirai oggi?’
Marra lo dice chiaramente: né lui né noi siamo un’unità sociale singola e con un solo volto, siamo l’insieme di come ci vedono le altre persone. Per i nostri cari saremo parte del Noi, per chi ci disapprova saremo Loro, per tutti gli Altri saremo Gli Altri. Tutti i problemi sociali e le dinamiche del disco fanno parte di un sistema che è popolato e sostenuto da tutti Noi: nessuno è esente da critiche. Ogni giorno possiamo decidere di essere un volto diverso della società a seconda della causa che sosteniamo, ma essendo la scelta così fugace, è semplice passare dall’essere parte del Noi a essere parte di Loro. Tutti pensiamo di essere contro le ipocrisie della società, ma in realtà ne facciamo parte. Il rumore di fondo, ossia la moltitudine di notizie e pensieri, ci confonde a tal punto da non sapere né dove stiamo andando né il nostro vero ruolo sociale.
‘Non possiamo ancora essere poveri, perché è tutto inclusivo a parte i posti esclusivi, no? Oggi che tutti lottiamo per difendere le nostre identitià, abbiamo perso di vista quella collettiva’
Marra chiude così il discorso: se tutti coloro che si impegnano a sostenere l’inclusività di genere, razza e religione fossero anche presi nell’appoggiare l’inclusione sociale, ossia ridurre il dislivello tra ricchi e poveri, qualcosa cambierebbe. Eppure, le persone sostengono solo ciò che non va a intaccare direttamente le proprie finanze: non che non sia una causa abbastanza importante, è che tanti si convincono ad ignorarlo. Il messaggio è che finché esisteranno i posti esclusivi, quindi una vera e propria differenziazione sociale che vede un individuo aver concessa più pace rispetto ad un altro, non servirà a nulla essere inclusivi sul resto. L’identità collettiva, di persone che si supportano tra di loro, è venuta in secondo piano in questo sistema che mette al primo posto l’Io.

Affiancamento tra l'antagonista di Squid Game e Elon Musk
Io
‘Quante bugie che raccontiamo a noi stessi per sentirci al sicuro’
Così esordisce Marracash in Io, forse il pezzo più intimo dell’album. Infatti, in questa traccia il rapper siculo si mette a nudo, mostrando la fragilità della propria maschera sociale rispetto a ciò che professa. Questa frase si colloca subito nell’immaginario precedente: per noi stessi, Loro sono cattivi e non si rendono conto del male che fanno; gli Altri guardano e non fanno nulla mentre Noi siamo gli unici a tener fede agli ideali di giustizia. Questo è ciò che Marra ha sostenuto finora nel concept degli altri pezzi: all’opposto, come per l’outro precedente, qui si chiede se tutto questo gioco di ruoli non sia solo una prospettiva che la mente crea per proteggerci dalla realtà.
‘Metti un maschera sopra la maschera che già ti metti ogni giorno, con questa macchina e l’attico è un attimo che non sai più chi c’è sotto’
L’artista infatti ammette che essere noi stessi ci rende la vita molto più complessa, in quanto saremmo costantemente succubi della nostra parte più fragile. Perciò, indossiamo non solo una maschera sociale, ma una doppia maschera: non solo mentiamo agli altri, ma anche a noi stessi; questo ci rende più sicuri sia della nostra persona sia delle nostre scelte. Convincersi di realizzarsi con soldi e possedimenti è una doppia maschera, perché ci tende a far ignorare chi invece non è riuscito a guadagnarseli e anche a sentirci superiori.
‘L’ipocrisia è l’invenzione del secolo’
Marra vuole dirci che nella società odierna, le maschere sono così fitte e complesse che ormai nessuno si fa più domande sugli altri, c’è mancanza di empatia: è per questo che i rapporti si complicano sempre di più. Se a questo si aggiunge la vita parallela che le persone mostrano sul web pur di mascherare la propria parte vulnerabile, la trama diventa sempre più fitta. Le persone hanno paura di esprimersi davvero proprio perché sono riuscite ad autoconvincersi di verità che non appartengono a loro.
‘Ero solo davvero, la coscienza di Zeno’
‘Io, che non sono più io’
Marra si sente tra i pochi ad aver compreso questo meccanismo di doppie maschere e ad averlo messo in dubbio, proprio come Zeno Cosini provava a fare, senza successo, nel romanzo di Italo Svevo. Il protagonista del racconto biografico, Zeno, sente che il suo ruolo sociale è quello di inetto, di malato sociale. Riflettendo sul suo status, Zeno prova a risollevarsi dal suo ozio tramite diverse attività, ma per via del suo modo di essere esse si dimostrano controproducenti, portando l’epilogo all’abbandono della terapia. Ad esempio, Zeno ha per anni promesso a sé stesso di smettere di fumare, non riuscendoci mai e, anzi, incolpando questa sua mancanza di disciplina come la radice delle sue disfatte in ambito famigliare e di studio. Proprio come l’ipocrisia mascherata di cui parla Marra.
La sua inadeguatezza e il conflitto interiore lo portano a provare nel corso della sua vita costante inquietudine per l’ultimo gesto del padre e gelosia verso la donna che non ha potuto avere. In breve, prova invidia per quello che avrebbe potuto essere, discorso simile a quello della famiglia in Dubbi. Queste caratteristiche non nascono dal nulla, ma sono la sofisticata conseguenza della sua inettitudine nel vivere. L’invidia lo porta a compiere azioni false e meschine, proprio come ci si aspetterebbe da qualcuno che non si adegua a delle relazioni sociali sane. Tuttavia, egli conclude con una riflessione: essersi accorti di essere malati in una vita inquinata è segno di salute, ed è per questo che lui non è in realtà a rischio. Questo tentativo di instaurare una guarigione fittizia non è però altro che un ultimo tentativo di evitare il proprio disagio, ed è dunque la maschera finale di Zeno.
Chi è inetto si rende conto di essere sbagliato ed è quindi sano, questa è la tesi ultima del protagonista: resta soggettivo stabilire se sia una maschera o la verità. Questo dualismo di risposte affligge anche il nostro artista, che non sa più chi è il suo vero Io. Non sa se ciò che fa lo fa per sé stesso o per gli altri, non sa se ciò che fa abbia veramente valore o sia parte del resto dell’ipocrisia.
Trattando di maschere in questa traccia, è doveroso anche appellarsi alle opere di Luigi Pirandello. L’intera produzione letteraria dello scrittore siciliano è basata sul concetto di apparenza per conformarsi alle pressioni sociali. Il mascherato di Pirandello vive in costante tensione tra essenza e finzione, in quanto la sua identità è frammentata tra le molteplici personalità che sorgono in diversi contesti sociali. Come già spiegato nell’articolo su INDD, un altro fautore del concetto di identità frammentata è J.P. Sartre, pensatore francese. Ciò che accomuna i due autori è la loro teoria di fatalità della frammentazione del proprio Io a causa della natura umana: l’uomo è succube e somma delle prospettive altrui, ma non esisterebbe senza. Questo paradosso è sicuramente evocato da personaggi pirandelliani come Mattia Pascal o Belluca, entrambi protagonisti di epifanie esistenziali sul loro ruolo indissolubile.
Ciò che identifica Pirandello è che le maschere da lui create sugli altri personaggi, che sono poi quelle indossate da noi lettori, portano alla perdita della loro reale identità. L’alienazione moderna, sia per il poeta che per il rapper, è frutto di questa frammentazione. Con un po’ di umorismo, tipico di questo autore, possiamo senza dubbio affermare che se Pirandello fosse nato cento anni dopo, avrebbe detestato la falsità che traspare dai social.
Nell’altro pezzo dell’album relativo alla propria interiorità, Nemesi, Marra racconta di come dopo aver scoperto la propria vera identità, talvolta ipocrita, egli la voglia combattere. Racconta di un processo in cui la sua faccia figlia della presa di coscienza sconfigge quella vecchia e bugiarda. Marra smaschera il vero sé, ancora legato al suo passato e di cui non riesce a farne a meno.
‘Dire sono instabile è più facile, è un altro modo per non sentirmi più responsabile’
In questi versi il rapper si ricollega al discorso di Zeno: disastrato dai sensi di colpa, egli si è sempre detto di non essere mentalmente stabile, ma è solo una scappatoia dalle sue responsabilità. Non riesce a affrontare la vita e i suoi Dubbi non perché è realmente malato, ma per un meccanismo di difesa.
‘Uno di noi è di troppo, come un sogno in un sogno’
‘Siamo nati per esser nemici’
Marra vuole eliminare il suo doppio, quello che indossa le maschere e che uccide l’autenticità del suo Io. Dopo la rivelazione, non c’è spazio per entrambi: il coraggio nello sfidarlo deve essere più forte della fragilità dell’artista.
‘Ma se non recido, sono recidivo. Ora devo uccidermi o non sopravvivo; un'altra volta, un altro giro’
Marra ci ha provato più volte in passato, e questo non è che l’ennesimo tentativo. Probabilmente, però, questa è la volta in cui, grazie alla sua ammissione tramite la musica, riuscirà a sconfiggerlo. Come vedremo nella traccia finale è probabile che il suo sfogo, questa volta, abbia sortito l’effetto desiderato, ma senza chiudere definitivamente il cerchio autodistruttivo.
‘Non si odia mai davvero se non sé stessi’
La barra che chiude la prima strofa è un’ammissione di colpa: tutto l’odio che proviamo verso Loro e eventualmente il disprezzo verso gli Altri, non è altro che l’odio per noi stessi per non riuscire a scappare da un sistema che ci rende utile conformarsi.
Il pezzo termina con un bridge in cui Marracash recita:
‘C’è un antidoto, spingi sono in bilico. Sei mai stato libero? Forse sono libero’
Questo interrogativo è come se concludesse il ragionamento percorso nel corso del disco. Fabio si ritrova schiacciato tra due identità. La prima è conforme, agiata, socialmente utile, frutto di rivalsa, falsamente autentica, ipocrita, sicura di sé solo in apparenza. La seconda è nascosta, libera, fragile, frutto di autoanalisi, reclusa in sé, autentica, coraggiosa di esistere. L’artista vorrebbe schiacciare la prima spingendo con la seconda, ma si trova in uno stato precario tra autoconservazione della sua apparenza e necessità di smascheramento dell’Io. Marra vorrebbe uscire da sé, diventando qualcuno di libero, parte degli Altri.

La coscienza di Zeno, prima edizione
Gli Altri
L’ultima sezione riguarda gli Altri, ossia coloro che non vivono né le dinamiche di potere di Loro né quelle di autenticità di Noi. Gli Altri osservano e vivono distaccati da questo complesso gioco di ruoli, in quanto troppo distratti da ciò che il sistema gli propone. Difatti, il testo di Gli Altri è costruito sulla narrazione di una dimensione superficiale e ipocrita della realtà, ancor più peggiorata dal potere dei media odierni.
‘Ma mi rimane la sensazione, che più che un periodo è sbagliata la direzione’
Si racchiude in questi versi l’anima del pezzo: la direzione in cui stiamo andando, una deriva fitta di contraddizioni e frivolezza, è per il rapper controproducente a livello collettivo. A mio parere, Marra vuole lasciare un’idea vaga su chi siano davvero gli Altri: da una parte sono coloro che ignorano la realtà e i giochi di potere, e succubi del sistema lo alimentano; dall’altra è la loro superficialità a renderli i più felici, proprio perché ignorano il male, quasi anestetizzandolo.
‘Noi la razza più intelligente, non così intelligente da far uso cosciente della libertà’
Con questa chiusura, Marra pone una pietra definitiva su questa categoria di persone: si mostra sprezzante, perché il suo Io è troppo legato agli ideali tipici del Noi di lotta contro Loro.
Il pezzo finale, Cliffhanger, è un intermezzo tra gli Altri e Io. Marra smette di analizzare, non ci sono più soggetti coinvolti. Vuole lasciare indietro tutte le prese di coscienza elaborate nel corso del disco: da questo capiamo che la sua è un’opera non solo di puro sfogo, ma anche di reale cambiamento. In Nemesi, il rapper riesce a sconfiggere la propria parte negativa: è per questo che, una volta appresa la propria vera identità, può tornare a fare ciò che ama davvero. Essere Marracash, e sparare colpi tramite la propria musica.
Vuole tornare a far appassionare gli Altri, in modo che possano avvicinarsi a Noi e cambiare la direzione, ritrovare la propria identità. Cliffhanger non è solo un banger: è una dimostrazione dell’artista che questo è ciò che è realmente, ma può averlo saputo solo dopo una profonda analisi interiore. È solo a questo punto che può nascondere il suo Io, la sua parte più conscious, per abbandonarsi alla musica più prepotente e di rivalsa. Può perché a fine percorso è probabilmente anche cosciente di appartenere a Noi, di far parte di Loro e di essere come gli Altri, pur essendo capo del proprio Io.
‘Mi sono ripreso. Okay, sono pronto’
Opere citate
La coscienza di Zeno, Italo Svevo, 1923
Opere di Luigi Pirandello, 1904-1926
A porte chiuse, J.P. Sartre, 1944
Noi, Jordan Peele, 2019
Squid Game, Hwang Dong-hyuk, 2021
